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26/02/2003
Artist: PAATOS
Album: Timeloss
Year: 2002

Gruppo Svedese composto da 8 elemeti, i Paatos ospitano nomi eccelenti della scena Progressive: sono presenti infatti Stefen Dimle(Basso), Reine Fiske (Chitarra) dei Landberk . Il sound della band è il classico progressive rock tipico dei paesi del nord Europa: atmosfere cupe, darkeggianti, brani dilatati e onirici accompagnati da tappeti di Mellotron e tastiere, nello stile dei primi album dei Landberk. La cantante, Petronella Nettelmalm, voce dolce e suadente, ci guida per tutta la durata dell’album e ricorda molto Björk nelle sue estensioni vocali. Non aspettatevi quindi un disco ipertecnico e virtuoso, ma piuttosto un disco piacevole e malinconico senza grosse impennate ;l’unico brano dove la parte musicale emerge rispetto al resto dell’album è il primo, Sensor. Unico neo di Timeloss è a mio parere, l’ultimo brano, Quits, (Che ironia della sorte è anche il più lungo) dove la ritmica della batteria viene sostituita da una base campionata sgradevole e fastidiosa. Nel complesso i Paatos hanno fatto un buon lavoro, aspettiamo di sentire il loro prossimo album.
Nazione: Svezia
Etichetta: Stockholm records

Lele  
04/04/2003
Artist: PIG FARM ON THE MOON
Album: Orbital
Year: 2003

Da buon appassionato di musica progressive, ho sempre apprezzato le belle copertine. Gli art-work ben curati e di impatto sicuramente mi fanno sempre sperare che il contenuto musicale di un lavoro sia di altrettanto spessore. Bene, Pig Farm On The Moon (altra produzione Musical Mind), ha una copertina veramente gradevole, disegnata da un designer di fama come Michael Bennet (Cast, Trono dei ricordi , A Triggering Myth…). Purtroppo il contenuto musicale dell’album non incontra i miei favori, avrei davvero sperato di trovarmi di fronte ad un album sinfonico di grande livello, ma purtroppo le mie speranze si sono infrante subito al primo ascolto. Il lavoro risulta scontato, privo di idee interessanti, eccessivamente heavy nelle parti di chitarra, inoltre la ritmica è fortemente penalizzata dall’utilizzo della doppia cassa (quanto la odio!). La matrice Heavy-prog è sicuramente preponderante rispetto a tutto il resto del lavoro, si sente che i ragazzi venezuelani, hanno ascoltato i grandi del prog, ma non sono riusciti a creare un insieme sufficientemente apprezzabile. La strumentazione è tipicamente prog, parecchie le parti dove le tastiere e la chitarra (anche acustica) si intrecciano, ma con tutto lo sforzo possibile e con profondo dispiacere, non riesco a consigliare agli utenti di Agartha l’acquisto di questo CD.

Nazione: Venezuela
Etichetta: Musical Mind, c.a.

Marcello Marinone  
12/04/2003
Artist: PIN PIN SUGAR
Album: Latex duellos
Year: 2003

I Pin Pin Sugar sono un trio (basso, batteria e chitarra) responsabili di un lavoro dallo spirito punkeggiante che, rinnegando le logiche grezze e immediate tipiche di tale genere, si sviluppa con violenza premeditata in forme sonore strutturate e metricamente abbastanza complesse.
Per una miglior comprensione possiamo parlare di similitudini (a mio parere comunque del tutto casuali) con una certa scuola d'avanguardia estrema contemporanea, che trova ispirazione nel rock in opposition dei middle seventies, ed oggi ha i suoi esponenti più cerebralmente incazzati in gruppi come Dr. Nerve od in formazioni protagoniste del revival hard core nipponico contemporaneo.
Sicuramente l'aspetto più debole del lavoro sono le parti di chitarra, abbastanza anonime, prive di quella dose di inventiva necessaria per far decollare brani di per sé già molto scarni. La sezione ritmica appare dotata di discreta tecnica e personalità, malgrado latiti quanto a varietà stilistica e timbrica, il che, dal vivo, rende l'insieme un po' troppo monocorde (mentre in studio qualche arrangiamento ulteriore arieggia il tutto).
La sensazione è che a questi ragazzi manchi ancora un po' di cultura musicale, l'ascolto di qualche opera in più dei "maestri alternativi", da cui attingere come fonte d'ispirazione per ampliare il proprio linguaggio compositivo e divenire veramente innovatori.
In conclusione, un cd che, pur risultando sicuramente stimolante ed intelligente per essere un'opera prima, ci mostra un gruppo ancora acerbo, malgrado le buonissime potenzialità.
Due note finali: ottima l'idea di inserire dei fiati in studio (da sviluppare), insufficiente la produzione di tale Attila Faravelli (nome appropriato, visti i risultati...).
Non indispensabile, consigliato solamente agli estremisti del genere.

Ruggero  
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