
01/02/2005 12.08.46
Intervista a Paolo Cantù (Uncode Duello)
Come corollario della recensione che troverete sul nostro sito, riportiamo un veloce scambio di idee ed opinioni, sicuramente sintetiche ma altrettanto pregnanti, intercorso via e-mail con Paolo Cantù (...con orgoglio posso dire che da quel di Velate non provengono solamente mediocri scribacchini ma anche anime musicalmente nobili), uno dei due musicisti costituenti gli "Uncode duello", gruppo difficilmente classificabile ma, forse per questo, sicuramente molto interessante per il suo approccio "disinteressato" quasi ai limiti dell'autolesionismo.
Appare chiaro che Uncode duello è una proposta molto lontana da ciò che per scelta mediamente il nostro sito tratta (progressive, RIO + avanguardia/contemporanea/avant-jazz - se legati ai due generi appena citati).
Pensi che vi possano essere comunque aspetti di interesse comune fra la vostra musica ed i generi da noi affrontati?
PC: Personalmente penso di si. E’ chiaro, siamo in un ambito in cui i confini sono talmente ampi che è abbastanza facile trovare degli elementi comuni; se parliamo di Kraut Rock, di Scena di Canterbury, improvvisazione in chiave Rock, Free Jazz, sono tutti elementi presenti sia nella nostra musica che in quelle da voi trattate. Quello che cambia è il nostro diverso background e l’utilizzo che facciamo di tali elementi, finalizzato al tipo di suggestione che vogliamo comunicare.
Trovo il vostro cd molto "pensato", non composto in senso tradizionale (con accordi, scale, tempi ben predefiniti e strutturati), bensì costituito da suoni prevalentemente modellati quasi come materia grezza, fisicamente palpabile, con lo scopo di creare le atmosfere desiderate. Ritieni corretta questa considerazione?
PC: Si, soprattutto se si considera la parte in cui abbiamo effettivamente dato forma alle composizioni. È un modo di concepire le nostre musiche fin dalle prime cose con "A short apnea", che riguarda soprattutto i suoni e i contributi che vengono scelti o che casualmente troviamo al momento giusto nel punto giusto; che sia uno strumento, un rumore, voci, contributi esterni o altro, in quel contesto assumono un significato, un ruolo e una collocazione ben precisa.
Quanto spazio avete lasciato all'improvvisazione?
PC: La prima fase delle registrazioni è basata completamente su delle improvvisazioni. Due jam con due differenti batteristi, Lucio Sagone e Cristiano Calcagnile ,dove le uniche coordinate erano i nostri stili, la scelta degli strumenti (di base due chitarre e batteria), di due luoghi con sonorità differenti e del tipo di atmosfera e delle dinamiche dei vari momenti.
Puoi descrivere schematicamente come è avvenuto il processo compositivo?
PC: La fase successiva è stata quella dell’ascolto del materiale registrato e della selezione dei momenti che abbiamo ritenuto più interessanti . Abbiamo poi ragionato sulle atmosfere e sul tipo di suggestione che ogni singola porzione scelta ci comunicava e quindi sul tipo di contributo necessario per poter dare una forma compiuta al lavoro (sovraincisioni di strumenti, nastri, trattamenti elettronici, contributi esterni; nello specifico Alberto Morelli al piano e voci e Andrea Reali e Federico Ciappini alle voci); come accennavo prima, questa è la fase dove ogni contributo assume un proprio ruolo ben preciso in funzione di quello che ogni brano deve comunicare.
Quali sono i vostri principali riferimenti/modelli?
PC: I nostri principali riferimenti e modelli sono le musiche che ascoltiamo. È inevitabile essere influenzati o avere come modello la musica e gli artisti che si ascoltano, fanno parte della nostra crescita musicale. A volte esprimiamo queste influenze inconsciamente, altre volte ci capita di accentuarle deliberatamente, rendendole ancora più esplicite, per rimandare l’ascoltatore in maniera ancora più precisa a certi temi , atmosfere o suggestioni.
Chi è il vostro ascoltatore medio?
PC: Individui curiosi ed attenti; in buona parte persone che suonano.
Politica, musica ed impegno sociale... secondo voi quale relazione debbono avere?
PC: Per me la relazione tra musica e politica è sempre stata importante. Sia nelle forme più esplicite nei testi (intendiamoci….dagli Area al Pop Group, da Phil Ochs ai Dead Kennedys, ) che nelle forme meno esplicite, più attitudinali ( dagli Henry Cow agli Ex, ai Fugazi), quelle in realtà in cui mi riconosco maggiormente.
Quali sono i vostri piani futuri?
PC: Innanzitutto i concerti, per concretizzare il materiale del disco anche in forma live, se ci riusciamo anche con qualche data all’estero.
Solita domanda di alleggerimento: scegli 5 dischi da portare su di un'isola deserta e raccontaci il perché delle scelte.
PC: Su un’isola deserta ci andrei senza portarmi dei dischi. Nel caso di ripensamenti all’ultimo momento…..
Wire 154
Pop Group Y
Gang of Four Enterteinment
A.A.V.V. No New York
Pere Ubu The Modern Dance
Il motivo è comune, uguale per tutti questi dischi: ho avuto la fortuna di ascoltarli nel periodo della loro uscita, in seguito, e li ascolto tuttora . Continuano ad intrigarmi.
Vuoi aggiungere qualche ulteriore considerazione?
PC: Solo una cosa, che per noi è molto importante, e che in qualche modo riprende anche quantosi diceva sull’attitudine; Uncode Duello è stato pubblicato da due etichette, la Wallece Records e la Ebria Records, nostre vecchie e nuove conoscenze con cui condividiamo lo stesso concetto di indipendenza, dove l’indipendenza è una scelta, non una condizione temporanea.
...bene, grazie per la tua cortesia ed auguri per il futuro!