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17/02/2005
Artist: MCHACEK
Album: Featuring Ourselves
Year: 1999

Cosa possono avere in comune Allan Holdsworth e Frank Zappa?Beh,forse il solo fatto di essere entrambi dei chitarristi...A creare un ideale collegamento tra i due giganti sopracitati ci ha pensato questo giovane axeman austriaco,Alex MacHacek,autore di questo pregevole album.
Il contenuto è una classica fusion holdsworth-iana infarcita di influssi e temi di zappiana memoria,riconducibili alle produzioni piu' colte del maestro di Baltimora,con percussioni in forte evidenza.Sono proprio quest'ultime ad arricchire il sound della band,composto da chitarra,basso,batteria e tastiere.
Le 10 tracce scivolano via con piacere,anche se ci sono alcuni momenti che potrebbero annoiare (i soliti scontati assoli di basso e batteria...).
Le pur affascinanti contaminazioni zappiane sono maggiormente schematiche e meno "folli" delle originali composizioni cui sono ispirate,lasciando chiaramente intendere il rigore e la preparazione jazzistica dei musicisti coinvolti.
La registrazione è buona,ma non eccezionale,con un suono di batteria alquanto discutibile (tipico comunque di questo genere di realizzazioni).Purtroppo l'album non risulta facilmente reperibile,ma vale la pena darci un ascolto.

Tracklist:

1.GNADE
2.LIEBE,JAZZ UND UBERMUT
3.ZAPZARAPP
4.JAZZQUIZ-HARD VERSION
5.DONNA LEE-EASY VIENNESE TEENAGE VERSION (CHARLIE PARKER)
6.INTRO 2 7
7.ALLANDIG
8.BANDERRIS
9.ART-SUBVENTION 97
10. ...IN THE SKY

LINE UP:

ALEX MACHACEK-GUITAR,PROGRAMMING
TIBOR KOVESDI-BASS,ADDITIONAL KEYS
FLIP PHILIPP-MALLETTS,PERCUSSION
HARRI GANGLEBERGER-DRUMS

NEXT GENERATION ENTERPRISES
numero di catalogo: NGE001

GENERAL REFERENCES
Genre
FUSION
References
ALLAN HOLDSWORTH, ZAPPA
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Gaetano Sorrentino  
15/04/2005
Artist: MAGMA
Album: K.A (Köhntarkösz Anteria)
Year: 2004

Parlare dei Magma, mostri sacri per antonomasia, gruppo mitico, storico, fondamentale, innovativo, evocativo, di riferimento e quant’altro, è sempre imbarazzante. Aggiungeteci anche che personalmente adoro questa formazione e tendenzialmente sono incline ad apprezzarne i derivati e capirete le difficoltà incontrate riguardo a questa recensione che, per come la vedo io, avrei dovuto fare in Kobaïano (la lingua del pianeta alieno in cui sono cantati i brani, escamotage geniale inventato dai Magma nel 1970 e che rende libero l’utilizzo della voce, usata come strumento musicale nelle composizioni). Dopo molta meditazione, atroci dubbi e ripensamenti, però, mi sono reso conto che è già un bel po’ di tempo che è uscito KA, l’ultima pubblicazione di Vander e combriccola e che non ci si poteva esimere dal parlarne, perché un disco del genere non può essere vittima del silenzio che uccide la musica e le idee. Si tratta tra l’altro di un gran bel lavoro. E' una composizione degli anni 70 che non ha mai visto la luce fino ad ora e che veniva eseguita durante i concerti. Il disco, quindi, è pregno di immagini e sonorità tipiche dei migliori albums dei Magma (i primi, a mio giudizio), ma così arrangiato non cade nel triste baratro dell’anacronismo musicale. Zeuhl allo stato puro, ritmi incalzanti e furiosi, armonie inquietanti, scure, ossessive ripetizioni nelle partiture, parti corali con esplosioni di energia, in cui le voci maschili e femminili si fondono fino a non distinguersi più. L’atmosfera filosofica, quasi religiosa ed orgasmica che avvolge tutto l’album (caratteristica di tutta la produzione del gruppo, fin da Kobaïa del 1970), rapisce e trascina nello spirito cosmico di Christian Vander, percussionista forsennato dal background jazz, fanatico di Coltrane e vocalist d’eccezione.

"K.A (Köhntarkösz Anteria)" dura 48 minuti. Il lavoro è diviso in tre movimenti epici, costruiti sull’ossessiva ripetizione di più parti, che si intersecano continuamente creando una super-struttura, multiforme e progressiva, piena e possente. La chiave di lettura, quindi, è univoca e alla fine ne risulta un’unica e monolitica opera, che ha anche molte analogie con le migliori produzioni di gruppi di Zeuhl più attuale. Restano comunque grandi differenze con le nuove leve del genere, quali i Ruins, ad esempio. I Magma riescono ad essere ancora altrettanto incisivi ed intensi, ma il loro backgound jazz e fusion li rende meno brutali, le armonie sono maggiormente amalgamate e dinamiche, grazie, per esempio, ad improvvisazioni ragionate, specialmente alla batteria, che si staccano dalla ritmica di base; grazie alle parti corali eseguite da cinque voci, maschili e femminili, che lavorano in multitono e su liriche inquietanti; grazie al contributo impressionante dei talentuosi strumentisti. In tutto il disco, insomma, si respirano le atmosfere maggiormente caratteristiche della storica formazione francese, quelle di metà anni 70, che spesso hanno portato a paragonare i Magma a Richard Wagner e Igor Stravinsky per le loro performance aggressive e dissonanti, corali ed epiche, di musica complessa.
In definitiva: è un disco uscito trent’anni dopo, che virtualmente si va a collocare tra Mekanik Destruktïw Kommandöh (1973) e Köhntarkösz (1974), grazie al quale i Magma dimostrano, e alla grande, di avere ancora parecchio da dire.

HAMTAÏ!! Allëhlüïa! Allëhlüïa! Allëhlüïa!

Consigliato e da avere!

GENERAL REFERENCES
Genre
Zeuhl
References
Richard Wagner, Igor Stravinsky, Ruins
Vocals
Substantial use
Language
Kobaïan Male/Female
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
27/04/2005
Artist: MACHINE AND THE SYNERGETIC NUTS
Album: Leap second neutral
Year: 2005

Volete ascoltare quasi un’ora di ottimo jazz rock, sotto tutti i punti di vista? Allora Leap second neutral dei giapponesi Machine and the synergetic nuts fa al caso vostro.
L’album – come da tradizione Cuneiform, molto ben confezionato – ripropone tutte le atmosfere più tipiche del jazz rock degli anni Settanta: sonorità spesso assai ruvide (fornite in quattro brani dal chitarrista ospite Matsue Jun; ascoltate per esempio l’inizio di Solid Box), assoli di sax misurati ma incisivi, bilanciate dall’algido suono del piano Rhodes e dai temi molto puliti affidati quasi sempre al soprano. Anche le tastiere, in ogni caso, indulgono spesso ai limiti della distorsione, in particolare quando Iwata Noriya passa all’organo.
Completano il quadro una batteria che, ammettiamolo, ricorda forse più John Bonham che Chester Thompson, e il sostegno davvero solido del basso di Suzuki Hiroyuki.
Rari i momenti più raffinati e meditativi, come la bella Texas, dominata dal soprano e dal Rhodes. In ogni caso è proprio il groove ritmico l’aspetto più organico e trascinante dell’album. A metà tra il Miles Davis di Bitches Brew (o forse quello definitivamente funky di Pangea e Live Evil) e la pirotecnia della Mahavishnu Orchestra, la proposta del gruppo giapponese merita davvero attenzione.

Label: Cuneiform
Nazione: Giappone

GENERAL REFERENCES
Genre
Jazz-Rock
References
Passport, Nucleus, Happy Family
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Francesco Zago  
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