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 28/02/2004
Artist: MAR DE ROBLES
Album: Mar de Robles
Year: 2003
Nuovo disco cileno di rock progressivo vero, con tutti i crismi! Senza dubbio interessante, secondo me, perché ben studiato e realizzato. Frizzante, energizzante, ben pensato sotto i vari aspetti che compongono un album. Era da un po’ che non incontravamo un lavoro del genere ma anche chi, per disincanto, si è buttato al di la delle linee di confine del prog, con questo lavoro tornerà a respirare note e armonie familiari ma di livello adeguato….una buona boccata d’ossigeno, finalmente! Innanzitutto si tratta di un album moderno e per niente banale, che pur profumando di anni 70 è il contrario di un anacronismo. Gli strumenti (vedi lne up) sono utilizzati bene, nessuno è sottotono. Le armonie, per quanto spiccatamente rockettare, sono in grado di farsi apprezzare sia da chi ha alle spalle anni di ascolto che da chi ha meno strumenti tecnici per filtrare la qualità. La parte compositiva è complessa ma non bacchettona o eccessivamente barocca o legata a formalismi che fanno a pugni col piacere di ascolto. Gli arrangiamenti sono attuali e senza dubbio validi e contemporanei. La scuola di riferimento è sudamericana e nativa di prog sinfonico, quindi con aperture sonore, parti ariose intrise di romanticismi, ma tecnicamente validissime. Ciò nonostante l’energia che il disco sprigiona non è di poco conto, velocità e potenza nelle esecuzioni sono l'asse portante del lavoro, che alla fine è di "cuore oltre che di testa". Finalmente una produzione che richiama cose egregie e che da esse si evolve. La batteria ed il flauto, ad esempio, sono suonati alla vecchia maniera e ben si accompagnano a intensi giri di basso e ad assoli di chitarre…e la voce, che canta in lingua, è ottimamente inserita e modulata nelle composizioni. Forse il tutto è un po’ troppo tendente all’hard rock e qualche schitarrata, a mio parere esageratamente metal, avrebbe potuto essere evitata…ma che volete?!?…l’effetto d’impatto, cercato e trovato, alla fine è conseguito. In definitiva sto parlando di una formazione di 5 elementi che ha veramente qualcosa da dire nell’ambito del rock progressivo, pur rifacendosi ai classici del rock progressive sinfonico sudamericano e di matrice hard rock degli anni settanta. Quindi, il mio suggerimento agli appassionati del genere, è procurarsi quanto prima questo cd. Credo proprio che non ve ne pentirete, se amate le sonorità progressive classiche ma moderne, personali e abbastanza sostenute. E’ un disco buono (megliore nelle sue parti acustiche) e intelligentemente carico d'energia, che per certi versi richiama il percorso formativo che tutti (non nascondiamoci dietro un dito) abbiamo fatto o dovremo fare, senza però ridursi al solito acquisto per nostalgici affezionati.
Line up:
Cristian Larrondo: banjo, coros, genesis tanticas
Ignacio larrondo: cangas, djambe, percissiones menores
Rodrigo Moris: guitarra, coros, genesis tanticas
victor munoz: bateria
Julio Tobar: voz, flauta traversa, saxo, tenor, genesis tnticas
Nazione : Cile
Etichetta : Mylodon Records
| GENERAL
REFERENCES |
| Genre |
Symphonic Progressive rock |
| References |
Deus Ex-Machina, Tryo, Esperanto, Crucis |
| Vocals |
Substantial Use |
| Language |
Spanish-male |
| TECHNICAL
ASSESSMENT |
| Tecnique |
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| Performance |
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| Sound
Quality |
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| EDITOR'S
PATHOS |
| Composition |
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| Feeling |
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| Originality |
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| Rating
levels |
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Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent |
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Stefano R |
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 29/03/2004
Artist: MAALAVIA
Album: "Danze D'incenso"
Year: 2004
Danze d’incenso…un disco che profuma d’oriente e di mediterraneo, un album sincero, profondamente radicato nella terra d’origine dei protagonisti di questa avventura: i Maalavia. Progressive italiano, folk mediterraneo, pop d’autore, rock, musica classica, molteplici i generi musicali che ci vengono proposti. Il mix di stili ci offre un prodotto originale molto ben arrangiato con una scelta di suoni e timbriche molto gradevoli. Ben curate le parti vocali(voce femminile e maschile) interpretate, tra gli altri, da nomi di spicco del progressive e del folk italiano quali Lino Vairetti (Osanna) e Giovanni Mauriello (N.C.C.P.). Ad un ascolto attento si possono scoprire riferimenti a Battiato, al Banco e la P.F.M., un pizzico di Pink Floyd, Locanda delle Fate, Teresa De Sio… Danze D’incenso non è un disco che traccia una nuova linea nel progressive rock nazionale non è un disco tremendamente complesso, è fatto per coloro i quali riescono ancora a farsi conquistare dalla melodia e dal gusto Italiano. L’insieme è equilibrato e deve poter emozionare l’ascoltatore, il percorso musicale non è difficile, non siamo di fronte a partiture di laboriosa interpretazione non si sconfina mai nell’avanguardia. In “Gnoti sauton” c’è da segnalare la presenza di Michele Mutti (Torre dell’alchimista) alle tastiere, nell’assolo finale di synth troviamo una citazione tratta da un classico assoluto del prog Italiano (il riff è leggermente modificato, ma non si può sbagliare); il solito pornorsetto di peluche a chi lo scopre! La terza sequenza “tra balsami d’incenso” è il vertice più alto dell’opera, un suite in vari movimenti chiusa da una poesia di D’annunzio. Belle atmosfere e sonorità, aperture romantiche, nel migliore stile sinfonico degli anni 70, il risultato finale è molto gradevole. Gli unici episodi sui quali ho un po’ di perplessità sono “Kyrie eleison” e “Vie interne” due brani a mio parere un po’ ingenui e banali, soprattutto il secondo, (parlo del “costruito” musicale non del messaggio che si vuole trasmettere) La ritmica, è funzionale alla proposta artistica, non aggiunge e non toglie nulla al giudizio finale. In conclusione un messaggio a tutti i nostri lettori…”Danze d’Incenso” è un lavoro perfetto per chi ama il sinfonico e che vuol usufruire di un prodotto artistico complessivamente originale, per chi non cerca la complessità ad ogni costo, ricordandovi che un album di facile lettura non deve essere necessariamente considerato banale. Se riuscirete a farvi coinvolgere nel percorso interiore che si cela dietro a questo concept, “Danze D’incenso” è il disco che fa per voi. Mi piace chiudere con questa riflessione, sinteticamente esplicativa, di Pas Scarpato,: “Il significato che do io a Danze d'incenso è quello di un profondo travaglio interiore personale per ricercare il contatto con la verità pura, trascendente, non sistematizzata.” Ora tocca a voi…
Ma.Ra.Cash records
www.MaraCash.com
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Marcello Marinone |
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 10/05/2004
Artist: MARKUS STAUSS - HANS ANLIKER - PIT KAYSER - OLIVER VOGT
Album: Echoes
Year: 1999
Ancora un progetto musicale di Markus Stauss, questa volta orientanto verso composizioni cameristiche.
Nato nel 1999, il progetto Echoes non ha avuto seguito in un secondo album per il momento.
L’ensamble è composto da Trombone (Hans Anliker), viola e violino(Oliver Vogt), sax (Markus Stauss) e tastiere (Pit Kaiser) .
E’senza dubbio in disco di stampo ermetico, complesso e di difficile fruibilità.
Come nei precedenti lavori di Stauss, l’universo musicale ruota attorno al suo sax, con diversi momenti riflessivi.
Il suono è tipico della scena avant-jazz cameristica, con composizioni minimali e ripetitive, suoni essenziali e scarni.
I sessanta minuti di durata del viaggio musicali sono impervi e difficili, ma si può sicuramente scoprire piccoli scorci di un mondo musicale interessanti da esplorare, se preso a piccole dosi.
Tanto di cappello a questi validi musicisti!
Il disco va preso con le pinze, necessita assolutamente di un ascolto prima dell’acquisto ed è vivamente sconsigliato agli amanti del progressive sinfonico!!
Buon Ascolto
Nazione : Svizzera
Etichetta : Fazzul
| GENERAL
REFERENCES |
| Genre |
avant-garde /Chamber Music |
| References |
Spaltklang - Ulterior Lux - Uberfall |
| Vocals |
None |
| Language |
None |
| TECHNICAL
ASSESSMENT |
| Tecnique |
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| Performance |
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| Sound
Quality |
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| EDITOR'S
PATHOS |
| Composition |
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| Feeling |
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| Originality |
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| Rating
levels |
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Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent |
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Lele |
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