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 27/01/2004
Artist: SIXNORTH
Album: Prayer
Year: 2003
Sixnorth, band giapponese capeggiata da Hideyuki Shima, bassista, compositore e produttore.
La band è composta da otto elementi e si avvale di diversi collaboratori esterni, tra cui Akihisa Tsuboy, violinista dei KBB ed alcuni volti noti come Hiroshi “ Gori “ Masuda, leader della Poseidon Records.
Prayer è un omaggio al Canterbury, in tutte le sue sfaccettature: I brani richiamano i lavori di National Health e Hatfield and the North, con suoni più moderni, ma con la stessa enfasi e la stessa passione.
Le parti corali interpretate da Chizuko Ura riprendono gli accompagnamenti con vocalizzi dissonanti, l’esecuzioni tastieristiche rievocano i passaggi di Dave Stewarth e Phill Miller .
L’approccio nell’esecuzioni dei brani da parte di tutti i componeti del gruppo, ha una forte influenza Jazz, enfatizzata soprattutto nella ritmica.
L’insieme viene arricchito dal suono caldo del sax, dall’inserimento di brevi momenti d’influenza etnica e d’improvvisazione .
La pecca dell’album è, a mio avviso, il cantato in lingua giapponese, sicuramente difficile da digerire ma superabile, e qualche caduta di tono nei brani lenti come “Everything becomes circles”
o nelle parti finali dell’album.
Il cd, distribuito in Europa da Musea è indirizzato a tutti gli amanti del Canterbury e da chi vuole provare ad esplorare musica che si distacca dal canonico progressive sinfonico, senza passare a lavori estremi.
Buon ascolto
Nazione:Giappone Etichetta: Poseidon/Musea
| GENERAL
REFERENCES |
| Genre |
Canterbury style
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| References |
National Health, Hatfield and the North |
| Vocals |
moderate use - female |
| Language |
Japan |
| TECHNICAL
ASSESSMENT |
| Tecnique |
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| Performance |
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| Sound
Quality |
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| EDITOR'S
PATHOS |
| Composition |
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| Feeling |
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| Originality |
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| Rating
levels |
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Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent |
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Lele |
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 13/01/2004
Artist: KUIJKEN, JAN
Album: Vertigo
Year: 2003
Eccoci a parlare dell'atteso secondo lavoro di Jan Kuijken. A molti il nome non dirà molto, ma Jan è stato il leader e compositore della band belga Louise Avenue, nonchè esponente di spicco della scena alternativa belga. Ha suonato, tra gli altri, con Peter Vermeersch (X-Legged Sally, The Purple Cucumber, FES, A GROUP, Maximalist...), Dirk Descheemaeker (Univers Zero, D.Shell, Maximalist...) suona anche in questo disco, Pierre Vervloesem (X-Legged Sally, FES...).
Il CD è una produzione Carbon 7, coraggiosa etichetta Belga.
Jan compone una musica che possiamo definire "cameristica d'avanguardia", "Vertigo" è un lavoro meno solare e fresco rispetto al lavoro prodotto a nome Louise Avenue.
Più scuro e scarno con qualche silenzio di troppo, ma tremendamente colto. Parliamo di musica composta per delle rappresentazioni teatrali (dei balletti), quindi a tratti può risultare un po' noiosa.
La strumentazione è quella tipica della musica da camera:
Jan KUIJKEN (Cellos, piano, noises)
George VAN DAM (Violins)
Paul DE CLERCK (Viola)
Dirk DESCHEEMAEKER (Clarinet, Bass Clarinet)
Pierre BERNARD (Flutes)
André PICHAL (Horn)
La sensazione è che questo sia comunque un disco da ascoltare con grande attenzione, senza distrazioni, per poter percepire meglio la tensione e l'angoscia che presumibilmente l'autore intende trasmetterci.
Un disco a tinte scure di non facile fruibilità, sicuramente meno piacevole del primo lavoro, ma che alla fine entrerà a pieno diritto nella mia discografia (non è una grande indicazione...), non un disco essenziale, non una produzione che piacerà a molti (agli amanti del sinfonico soprattutto).
Chiunque voglia provare a intraprendere questa strada è avvertito...
Etichetta: Carbon 7
Nazione: Belgio
| GENERAL
REFERENCES |
| Genre |
Chamber Music / Avant-garde
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| References |
None |
| Vocals |
None |
| Language |
None |
| TECHNICAL
ASSESSMENT |
| Tecnique |
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| Performance |
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| Sound
Quality |
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| EDITOR'S
PATHOS |
| Composition |
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| Feeling |
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| Originality |
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| Rating
levels |
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Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent |
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Marcello Marinone |
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 12/01/2004
Artist: YOLK
Album: Fuenftens
Year: 2003
I perché della vita sono tanti ed uno di quelli che più frequentemente attanaglia gli estimatori del rock progressivo è: perché diavolo insistono con quest’improbabile cantato? Proprio non si capisce perché le voci siano il punto dolente di molte prog band (che poi finisce per rovinare tutto il lavoro ed il percorso di ricerca con il classico, devastante, effetto scivolone su buccia di banana). Ma non tergiversiamo: avrete capito che sto per dirvi che canta ancora REMY STRAULI e, quel che è peggio, in quest’album la voce ha un ruolo più rilevante. Comunque digerire il latrato del nostro eroe, il lamento greco che il leader e vero genio del gruppo YOLK ci propina in quasi tutti i brani di fuenftens, è un pegno che si paga facilmente poiché, in generale, si tratta di un ottimo disco, fatto di complessità molto ben camuffate, in grado, più di ogni altro lavoro del gruppo, di piacere ad una moltitudine di persone: musicisti, intenditori e, mi sbilancio, anche ascoltatori distratti o senza strumenti per poter apprezzare pienamente finezze e virtuosismi musicali. E’ un album molto diverso dai precedenti, più abbordabile e piacevole per l’ascoltatore, una riconferma del coerente debordare degli svizzeri con le più avanguardistiche note dei primi cd anche se, su una scala di valore assoluto, è da considerare inferire al quarto. I richiami musicali sono sempre molti: evidentemente i grandi classici del rock progressive, ad esempio i King Crimson (essendoci una cover di 21st Century Schizoid Man tutt’altro che banale) ma anche rimandi a lavori più particolari, di rock progressive inglese degli anni settanta tipo Gracious del secondo album. Inoltre, stavolta, il gioco delle contaminazioni musicali sfuma in echi di psichedelia con tracce più o meno velate persino dei primi Pink Floyd, che imbevono i tessuti musicali tra un guizzo e un altro di originalità. Batteria e moog magistralmente domati da uno Strauli che si riconferma musicista anticonformista e tecnicamente d’eccezione, chitarra suonata con mano capace sia di riff puliti che di distorsioni e dissonanze, basso in tempi dispari e non…insomma il consueto bagaglio degli YOLK, ricercatori di sonorità ed armonie a volte imprevedibili o funamboliche, minimalisti a momenti, fautori dei suoni tirati e velocità di fraseggio, sempre tecnicamente ben sopra le righe, ma il tutto mitigato. Al di là della bella calligrafia delle partiture fini a se stesse, il lavoro appare sempre più attento al pubblico ed al piacere di ascolto. Comunque badate bene: di tutto si può dire di fuenftens, tranne che sia un disco commerciale o che piega il capo ai dettami di tendenza. E’ un moderno insieme di raffinatezze, non sempre facili da digerire, colto e denso di contaminazioni, marcatamente figlio di sonorità e percorsi anni ’70. Incanta per la sua freschezza, è vivace, elegante ed equilibrato. Un lavoro giovane, ottimo per cominciare. Il mio consiglio, quindi, è quello di procurarsi subito una copia, anche perché sappiate che il packaging è eccezionale (per la serie: collezionisti di tutto il mondo unitevi!): praticamente l’oggetto è un CD REC su cui con uno stampino è stata impressa l’immagine di un pulcino o di un tucano (e forse qualche altra), confezionato in una custodia di cartone su cui sono stampigliati a mano quadratini colorati (io su tre cd non ne ho trovato uno uguale) ed i testi sono una fotocopia ritagliata a mano (e male) di un’originale di macchina da scrivere. In parole povere: un’altra perla degli YOLK, unica e diversa dalle altre, di qualità. line-up:
bb_bass, stick, oergeli, theremin und stimme
rs_drums, tasten, oergeli und gesang
jaro_gitarren und melodika Buon Ascolto!
| GENERAL
REFERENCES |
| Genre |
Rock Proressive Music – Psychedelic Music – Art Rock |
| References |
King Crimson - Gracious - Pink Floyd |
| Vocals |
Substantial use |
| Language |
English / Male |
| TECHNICAL
ASSESSMENT |
| Tecnique |
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| Performance |
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| Sound
Quality |
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| EDITOR'S
PATHOS |
| Composition |
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| Feeling |
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| Originality |
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| Rating
levels |
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Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent |
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Stefano R |
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