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29/06/2003
Artista: JULVERNE
Album: Le pavillon des passions humaines
Anno: 2000

I Julverne sono un ensemble cameristico belga formatosi a metà degli anni settanta, autore di diversi dischi, fra cui troviamo lavori abbastanza noiosi e manieristici, rasentanti anche l'operetta, seppur assolutamente ineccepibili da un punto di vista tecnico e formale, ed altre opere invece di alta qualità che, pur attingendo a piene mani dal patrimonio classico (Haydn, Stravinsky, Puccini...) non si limitano a riproporre formule scontate, bensì usano linguaggi tradizionali per esprimere idee e spunti sicuramente attuali. Il disco che qui analizziamo è ricco di brani eccellenti, in cui fresche intuizioni moderne (qualche volta impercettibilmente oscure, lotane parenti di certe soluzioni dei conterranei Univers zero, altre volte quasi progressive...) si sposano felicemente con ineccepibili strutture compositive di retaggio classico, alimentando con nuova linfa vitale formule ormai da tempo patrimonio storico della tradizione musicale colta.
Non tutto quanto ci viene proposto è comunque di valore assoluto: accanto alle composizioni migliori troviamo momenti sicuramente più canonici, seppur mai noiosi o scontati.
In conclusione l'oggetto della nostra disamina non è certo un disco da consigliarsi a chi ama esclusivamente l'anima rock del progressive; ancora una volta Agartha vi propone un lavoro di confine, mirando come sempre ad ampliare qualitativamente i nostri ed i vostri orizzonti con musica alternativa che non percorra l'affollata strada della facile semplificazione per ottenere il consenso dei più, bensì ricerchi soluzioni di alto valore estetico ed artistico, nella fattispecie percorrendo il difficile cammino della rielaborazione classica, con il rischio di scontentare sia puristi che gli innovatori.

ETICHETTA: IGLOO+
CATALOGO: IGLO152

GENERAL REFERENCES
Genre
Chamber-music
References
Haydn, Stravinsky, Puccini, chamber music
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
19/10/2003
Artista: J.P. GOUDE
Album: Rock de chambre
Anno: 2001

Jean Philippe Goude, discretamente noto nell'ambiente progressive in particolar modo grazie a "Drones", album solista del 1979, si rese protagonista negli anni settanta di diversi progetti coinvolgenti la crema dei musicisti zeuhl dell'epoca (B. Paganotti, P. Gauthier...), uno per tutti i Weidorje che, con il loro album omonimo del 1978, sono considerati quasi un must per ogni vero fan dei Magma (io, comunque, ho deciso di non tenerlo nella mia discografia personale...). Attualmente si occupa di colonne sonore e progetti cameristici simili a quello qui preso in analisi.
Tutto quanto di buono si può pensare leggendo un curriculum prestigioso come il suo, viene confermato da "Rock de chambre", lavoro del 2001 che ha ampiamente appagato le mie più rosee aspettative. Quanto ci viene proposto è perfettamente coerente con il titolo del CD: grande musica da camera corredata da percussioni per la quasi totalità del disco. Non temete, nessuno dei difetti tipici di questo genere di operazioni è presente in questa piccola gemma: la composizione risulta fluida, gli strumenti dialogano fra loro armoniosamente (senza quello schematismo manieristico che spesso propone polifonie e poliritmie "in parallelo", con strumenti che in realtà non fanno mai gioco di squadra) ed il linguaggio scelto non è quello strettamente tradizionale, essendovi in aggiunta alla base classica elementi mutuati dall'avanguardia, dal progressive ed anche, in minor parte, dalla tradizione folk. Un disco che si concede emotivamente e sinceramente all'ascoltatore, prima ancora di stupirlo per la raffinatezza cerebrale delle composizioni.
Non un capolavoro assoluto, ma comunque un gran bel CD che piacerà a tutti gli estimatori dei migliori Julverne.
Un'ultima nota come pura curiosità che potrebbe risultare un'ulteriore marginale incentivo per l'acquisto di "Rock de chambre": nel lunghissimo elenco di ospiti più o meno illustri che hanno partecipato alla realizzazione del disco, troviamo anche un percussionista in erba, un giovincello di buone speranze che risponde la nome di Bill Bruford...
Consigliato.

ETICHETTA: HOPI MESA
CATALOGO: 3063932

GENERAL REFERENCES
Genre
Chamber rock
References
Julverne (plus an avant-garde feeling)
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
21/10/2003
Artista: JACQUES THOLLOT
Album: Cinq Hops
Anno: 1978

Ciao a tutti i lettori.
Fortunati coloro che già conoscono ( e posseggono) il disco che ora andremo ad esaminare ; per loro la recensione è inutile , loro
hanno già goduto il privilegio di ascoltare questa musica meravigliosa .
Trattasi di "Cinq Hops" di tal JACQUES THOLLOT , un batterista francese cresciuto in ambiente jazz e approdato a questo magnifico
risultato dopo tre dischi ("Quand le son devient aigu, jeter la girafe a la mer" 71' , " Watch devil go" 75' ,"Resurgence" 78' )
di cui per il momento non parleremo e che hanno poco in comune con "Cinq Hops"( giusto "Resurgence" è stato una tenue anteprima ) .
Dunque un batterista di scuola jazz ( ma nel disco suona anche le tastiere in alcuni brani ) che è riuscito con questo lavoro a
dimostrare tutto il suo talento come compositore (oltre che bravo batterista ) e a creare una musica unica , raffinata , che possiede
una grande forza espressiva , sempre in bilico tra jazz e progressive , con un risultato difficilmente collocabile in uno solo dei generi .
L'impronta generale può apparire forse jazz ( più per gli strumenti impiegati che altro ) ma ad un'ascolto più attento si nota quanto la composizione si sganci dai classici schemi jazz per approdare a cose molto piu progressive e , a tratti , barocche o liriche.
I brani , quasi tutti con il cantato femminile veramente superbo di Elise Ross ,sono piuttosto brevi , ora maestosi e scuri , ora
piu spigliati e vivaci, ma sempre con un filo conduttore che unisce l'insieme, facendo dell'intero disco una sorta di suite .
Nelle composizioni il pianoforte ( anche 2 suonati simultaneamente ) fa il grosso del lavoro ma anche la sezione ritmica
basso-batteria non scherza e i fiati arrivano puntuali a rifinire la composizione .
I brani sono eseguiti con perizia e affiatamento dai musicisti scelti per l'occasione che sono : Francois Jeanneau al sax ,
Chris Howard al flauto, Francois Couturier e Michel Graillier al piano , Jean-Paul Cèlèa al basso (gli ultimi tre già collaboratori
di Jeanneau nei suoi dischi di jazz-rock ).
Un disco originale , ben riuscito, che sfugge a ogni tentativo di classificazione precisa , uno di quei capolavori in cui tutto
è al posto giusto , senza un solo momento di noia per l'ascoltatore .
Ovviamente ogni lavoro può prestare il fianco a qualche critica , ma io , per quanto mi sforzi.....

IL disco in questione è del 78' (già, in vinile.. ) uscito su etichetta " Free Byrd" , e purtroppo a tutt'oggi ,che io sappia, non esiste su cd.
Non disperate: non è un disco introvabile, con un pò di fortuna si può trovarne ancora qualche copia a un prezzo non esorbitante ,
specialmente da dealer francesi.

Consigliato a tutti gli amanti del progressive fortemente contaminato jazz , e viceversa ( niente a che vedere con Genesis & C. ).
Sconsigliatissimo a chi ama cose tendenti all'hard o considera la chitarra uno strumento indispensabile .
Alla prossima !

GENERAL REFERENCES
Genre
progressive, jazz-rock, jazz
References
John Greaves " Kew Rhone" , Henry Cow , Lindsay Cooper
Vocals
Substantial use
Language
English Female
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ivano Pasut  
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