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02/12/2005
Artista: POWER OF OMENS
Album: Eye of the oracle
Anno: 1998

Agartha č comunque un sito progressivo, per quanto anomalo, e come tale, al di lŕ degli orientamenti specifici ed i gusti della redazione (certa musica č un RIO che inevitabilmente scorre nelle nostre vene!) dovrebbe occuparsi di tutte le forme di progressive in circolazione, fermi restando standard qualitativi decenti (io, comunque, dei Pallas o degli Arena non ne parlerň mai!) e tempo permettendo (chiedere a mogli, figli, lavoro, amanti, pushers…).
Per questo ho deciso di scrivere quattro righe sui defunti “Power of Omens” (musicalmente, …per caritŕ! …cosě almeno recitano le ultime news…). Roba da matti voi direte! roba da Matti replico io, …Marco Matti, giovine dentista milanese nonché caro amico che, fra una radice e l’altra, coltiva (ha!ha!) la passione per il metal prog. Il suddetto individuo qualche settimana or sono mi prestň “Eye of the oracle”, prima fatica dei POO datata 1998: ottimo lavoro (per i parametri del sottogenere) che farebbe sicuramente la gioia degli ammiratori di “Images and words” o di “A pleasant shade of gray”.
I POO sono una band di metal prog fondata nel 1994, con all’attivo la pubblicazione di un demo-tape e di un demo-cd prima della realizzazione del suddetto esordio ufficiale.
Pregi e difetti di EOTO: disco tecnicissimo ed iper-denso nella composizione, purtroppo mal prodotto (sicuramente il budget era assai limitato), armonicamente sempliciotto (il che non puň essere considerato un difetto, essendo in realtŕ tale caratteristica una prerogativa del genere; pur utilizzando milioni d’accordi, i POO impiegano armonie scevre da contaminazioni esterne al rock-metal, inevitabilmente prevedibili all’orecchio di chi ha fatto dei Thinking plague e degli Henry cow un credo di riferimento, ma questa č un'altra storia…), con delle parti vocali notevolissime (cantante alla Geoff Tate dei tempi migliori, “Rage for order” style, gran urlatore) ed un batterista veramente esagerato (un Mark Zonder all’ennesima potenza, …non aspettatevi il tocco di Pip Pyle, sarebbe privo di senso…), risulta, alla lunga, abbastanza farraginoso, probabilmente per la voglia di strafare tipica d’alcune prime uscite.
Nel suo (sotto)genere si rivela essere comunque un ottimo prodotto, da ricercare od evitare esclusivamente in funzione dei vostri gusti, ma, in ogni caso, sicuramente degno di stima e rispetto. Con “Rooms of anguish”, il loro secondo lavoro (2003), il risultato finale č sicuramente migliore: permangono la densitŕ tecnica e la varietŕ ritmica caratterizzanti EOTO, il tutto perň in un contesto dove emerge anche l’attenzione alla struttura compositiva di ogni singolo brano, probabilmente nel tentativo di rendere piů “leggibile” alle orecchie dell’ascoltatore l’intricato percorso sonoro dei pezzi.
La produzione migliora, pur non eccellendo, ed il cambio nel ruolo di bass player non si nota piů di tanto. Analogamente a quanto scritto per il primo loro CD, consiglio calorosamente ROA a coloro che non disdegnano raid nel prog-metal ipertecnico, risultando lo stesso, a mio parere, uno dei dischi assoluti in tale ambito. …Ora ripongo il cuoio borchiato e, con le pantofolone di lana da borghesotto (precario) quale sono, mi sprofondo in poltrona, sorseggiando una buona camomilla sulle note di “The musical box”…
P.S. la griglia č riassuntiva di entrambi i titoli.
Alla prossima.

GENERAL REFERENCES
Genre
Heavy-prog
References
Queensryche; dream theather; fates warning
Vocals
Substantial use
Language
English-Male
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
04/11/2005
Artista: TOWNSCREAM
Album: Nagyvárosi Ikonok
Anno: 1997

I Townscream nascono dalla scissione del tastierista-compositore Csaba Vedres dagli After Crying.
Questo progetto nato nel 1997 diede alla luce un solo album, Nagyvárosi Ikonok (Big City Icons) edito da Periferic records.
Questo piccolo gioiello del rock progressivo ungherese č collocabile subito dopo i primi tre album degli After Crying (Overground music, Megalazottak Es Megszomoritott e Fold es eg) da cui riprende lo stile compositivo: fusione di Progressive classico, Chamber rock e folk.

Il suono č pieno, dominato da passaggi acustici di pianoforte, belle parti di tastiere che richiamano i migliori Emerson Lake & Palmer.
Impreziosiscono le composizioni i virtuosi inserimenti di tromba, flauto e violino.
Le parti cantate sono fortunatamente poche, l’ungherese non č una lingua propriamente musicale… A mio avviso, l’unica pecca dell’album č l’iserimento di qualche passaggio di batteria elettronica e di musica campionata alla quale si puň soprassedere ma nel complesso l’ascolto č piacevole e divertente.

62 minuti d’irresistibile ed avventuroso Progressive rock impeccabilmente prodotto ed arrangiato.
Il cd č facilmente recuperabile nei negozi specializzati e nel web.
Vivamente consigliato agli amanti del progressive sinfonico.


Buon ascolto

Nazione: Ungheria
Etichetta - Periferic records
Formazione:

Csaba Vedres (keyboards),
Péter Ács (bass),
Gábor Baross (drums),
Béla Gál (cello and synth)




GENERAL REFERENCES
Genre
symphonic Prog-genre
References
After Crying - Emerson Lake & Palmer
Vocals
Moderate use
Language
Hungarian Male
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Lele  
18/09/2005
Artista: SOLARIS
Album: Marsbéli Krónikák (Martian Chronicles)
Anno: 1984

Tra i piccoli tesori del rock progressivo sinfonico c’č indubbiamente " Marsbéli Krónikák (Martian Chronicles) ". Ne furono autori gli ungheresi SOLARIS, gruppo che nel nome richiama la fantascienza di Stanislaw Lem ed il conseguente film culto (intendo quello in bianco e nero, ovviamente!). Questo č il primo ed anche il miglior lavoro dei SOLARIS, interamente strumentale, mix dinamico e complesso di sonoritŕ elettroniche dal sapore space prog che ammiccano alla classica. Alla formazione base di cinque elementi si aggiungono validi musicisti ospiti (vedi line up). Le tastiere sono in ottima evidenza, la ritmica č impeccabile, vi sono eccellenti momenti di chitarra e preziosi contributi di flauto. Per dare dei riferimenti, pensate a qualcosa di raffinato e gustoso, ad una sorta di crocevia tra J.M. Jarre e Tangerine Dream, con una vena folk basata sul flauto alla Jethro Tull. Essendo una produzione del 1984, il sound č po’ datato, ma non č stucchevole e stupisce la piacevolezza d’ascolto che ancora regala. Le linee melodiche sono molto ispirate e suggestive, con partiture innovative e ancora stuzzicanti. Tra tutte le tracce spiccano la title track (una suite in tre movimenti) e ”M'ars poetica”, un must per chi ama il rock progressivo sinfonico, ma sottolineo che tutto il disco č buono, senza cadute di stile o di toni. Inoltre, per una volta non parliamo di un album sconosciuto, poiché nel 1995 č stato rilanciato alla grande. Infatti, grazie all’interessamento di Greg Walker (Syn-Phonic) , la band ha partecipato come headliner al Progfest Festival di Los Angeles, riscuotendo un notevole successo ed avendo l’opportunitŕ di godere di preziosa visibilitŕ. Come vi immaginerete, questo splendido disco č stato riedito, con l’aggiunta di due bonus track secondo me non indispensabili. Mi raccomando: se nelle vostre cacce al prog sinfonico di prima qualitŕ doveste incontrarlo, non perdete l’occasione di arricchire la vostra collezione con un classico indiscutibilmente valido. Lo segnalo come un disco da avere.

Track listing
1. Marsbéli krónikák I. (3:34)
2. Marsbéli krónikák II.-III. (6:32)
3. Marsbéli krónikák IV.-VI. (13:15)
4. M'ars poetica (6:39)
5. Ha felszáll a köd (3:58)
6. Apokalipszis (3:44)
7. E-moll előjáték (0:29)
8. Legyőzhetetlen (2:46)
9. Solaris (4:53)
10. Orchideák bolygója (3:17)
11. A sárga kör (4:54)

Total Time: 54:01<7b>

Line-up
- Istvan Czigman / electric & acoustic guitar, synthesizer, keyboard efect, percussion
- Robert Erdesz / piano, organ, synthesizer, keyboard efect
- Laszlo Gomor / drums, percussion, synthesizer
- Attila Kollar / flute, recorder, synthesizer, keyboard efect, percussion, vocals
- Tamas Pocs / bass

GUESTS:
- Casaba Bogdan / guitar
- Gabor Kisszabo / bass
- Ferenc Raus / drums, percussion
- Vilmos Toth / percussion

GENERAL REFERENCES
Genre
electronic/symphonic music-genre
References
Jarre - Tangerine Dream - Jethro Tull
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent



Stefano R  
 
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