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02/03/2003
Artista: ATOLL
Album: L'Araignée-Mal
Anno:

Immagino non ci sia bisogno di presentazioni per i francesi ATOLL, vale comunque la pena spendere due parole per ricordare che parliamo di un gruppo storico, quasi un’icona del Rock Progressive transalpino.

Il loro disco più significativo, a detta di molti tra addetti ai lavori ed estimatori, è “L’Araignée-Mal”, anno 1975, in cui ritroviamo influenze di molte Prog band di importanza storica. Si tratta di un disco che è diventato un classico del Prog francese, un lavoro completo ed articolato, sofisticato, che non delude fin dal primo ascolto. A differenza degli altri lavori degli ATOLL, qui troviamo l’aggiunta del violino che spicca in molti passaggi, conferendo drammaticità ai brani, emergendo dalle fantastiche melodie sinfoniche magistralmente create dalle tastiere di Michel Taillet e fondendosi alla perfezione anche con la splendida voce di Andrè Balzer, meraviglioso interprete molto teatrale che, naturalmente, si esprime in francese. Christian Béya, chitarrista d’eccezione, non manca di mettersi in mostra e con lui la sezione ritmica. La struttura dell’album è sinfonica, potremmo dire in certi passaggi in stile jazz-fusion, basata sulle tastiere, a tratti melodica a ricordarci i CAMEL, a tratti sperimentale alla KING KRIMSON, a tratti di chiara ispirazione YES. L’estro di Taillet non manca di regalare cascate di mellotron in ogni brano e ricercare spesso nuovi suoni con il moog. Sempre eccezionali, questi sei musicisti realizzano arrangiamenti maestosi e nel contempo geniali, a tratti delicati e melodici, che in quest’album trovano l’apoteosi nella suite finale di circa 20 minuti, divisa in quattro movimenti che, non a caso, intitola l’intero (capo)lavoro.

E’ un disco che chiunque sia amante del Rock Progressivo dovrebbe avere.

Buon Ascolto!

Stefano R  
21/02/2003
Artista: LANDBERK
Album: One Man Tell's another
Anno:

Se vi capitasse in mano questo CD registrato 10 anni fa, sappiate che tra i lavori dei Landberk è forse il più famoso. E’ un classico svedese anni ’90: atmosfere fredde, oniriche, con tendenze dark. Ben costruita la struttura dell’album, che è comunque ancora attuale, con influenze elettroniche su base acustica e brani che si dilatano nelle sezioni temporali con naturalezza ed armonia a volte un po’ intricata e molto raffinata.

Le strumentazioni: basso, chitarra, voce, tastiere, batteria.

Ritmi e cadenze malinconiche ed ipnotizzanti, su uno sfondo che ricorda a tratti il folk nordico, dal ’92 caratterizzano la produzione dei Landberk ed hanno contribuito alla rinascita del movimento progressivo dopo gli anni bui del precedente decennio.

In questo disco esplodono i colori dei Landberk, uscendo a tratti dallo “spleen baudelaireano” che caratterizza il gruppo, prima con “Time”, brano di apertura “sui-generis” (spumeggiante e rockeggiante, probabilmente il loro pezzo più movimentato) e via via catturandovi fino alla fine, con lunghe pennellate di note che si espandono lentamente in maniera struggente.

Per chi non ama il genere “darkeggiante”, tendenzialmente cupo e fermo, da evitare; complessivamente un buon lavoro, degno di stare nella cdteca di chi, invece, nelle aurore boreali ci sguazza!

Buon Ascolto!
S_ERRE

Stefano Ragazzi  
 
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