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31/03/2003
Artista: CRESSIDA
Album: Asylum
Anno: 1971

Asylum è il secondo album dei Cressida, gruppo britannico, padri putativi del Rock Progressivo in senso stretto, “etimologico” del termine.
Si tratta di un classico del Prog inglese anni ’70, non a caso stampato su etichetta Vertigo. E’ un disco più che rappresentativo del periodo d’oro del Prog, in cui vengono sviluppate le idee dell’album precedente (omonimo, 1970). La formazione è rinnovata: alla chitarra John Culley ha sostituito Heyworth. Il risultato è un lavoro impeccabile, ricco di spunti ed idee originali. Il sound complessivo del disco è multiforme ed originale. Spicca subito la title-track, in cui è in evidenza il poliedrico tastierista Jennings che si esibisce con multicolori virtuosismi di fraseggi d’organo e mellotron. Segue la mitica “Munich”, a detta di molti l’essenza stessa del gruppo, una traccia molto rappresentativa, in cui una meravigliosa base orchestrale flirta con le bellissime linee di suono del basso di Kevin McCarthy, i frequenti cambi di ritmo delle tastiere si intrecciano agli assoli di chitarra ed alla voce evocativa di Cullen. Il lato A si chiude con “Reprieved”, brano in cui il talento del tastierista si esprime in un raffinato panismo jazz. Non da meno il retro del disco, che comincia con “Lisa”, melodica ed accattivante e si chiude con "Let them come when they will", brano molto lungo, in cui è in evidenza la voce su una struttura del tutto particolare, che si dilata per circa undici minuti con ritmiche a tratti latineggianti e supportate da fiati.

Con questo album i Cressida chiudono la loro esperienza musicale, breve ma intensa e storicamente importante. Asylum è il disco che li consacra nella storia del Rock Progressivo inglese, uno degli esempi migliori e più significativi del panorama Prog degli anni ‘70. E’ un disco da avere!

Buon Ascolto!

ENG
VERTIGO(1971)/REPERTOIRE RECORDS (1990)

Stefano R  
30/03/2003
Artista: CURLEW
Album: North America
Anno: 1985

Direttamente dai profondi anni ottanta la Cuneiform ci regala la ristampa in cd di "North America", il secondo lavoro dei Curlew, gruppo storico la cui musica sintetizza felicemente jazz, avanguardia, progressive e, in particolare modo nel disco in questione, sonorità funky e citazioni storiche prese dalla tradizione musicale nord americana. Un disco quindi di contaminazioni volute, denso, ricco di contenuti, "spigoloso" e sincopato.
I nomi di alcuni dei musicisti ci aiutano ulteriormente a capire cosa possiamo aspettarci da quest'opera: fra gli altri basti citare G. Cartwright, T. Cora e F. Frith.
Chi ama, come il sottoscritto, frequentare quella terra di nessuno libera da stereotipi, fortemente creativa, crocevia di tutti i generi sopra citati e di altri ancora, deve procurarsi quest'ottimo lavoro, realizzato controcorrente in uno dei periodi complessivamente più bui della storia della musica.
Infine mi sembra doveroso segnalare la presenza di ben sei bonus tracks tratte da un concerto tenutosi nel 1983: ventotto minuti abbondanti d'alta qualità musicale.
Consigliato.

Ruggero  
28/03/2003
Artista: HAPPY THE MAN
Album: Happy the Man
Anno: 1977

Geniale gruppo americano gli Happy the Man esordirono sulla scena progressive nella metà degli anni 70 in Virginia, ma arrivarono ad incidere il primo album omonimo per l’etichetta Arista soltanto nel 1977.
Il quintetto Americano riuscì a comporre questo album con uno stile ricco e personalissimo , tanto da essere successivamente, punto di riferimeto per altre Band contemporanee.
L’album inizia con "Starborne", brano dolce e delicato che ci introduce in quello che sarà la base di partenza sviluppata nei brani successivi.
L’architettura acustica è notevole, l’album è ricco di fantasie tematiche che si evolvono e si richiamano nel corso dell’album. Non mancano i momenti musicali scherzosi e geniali (nei brani Upon the rainbow o Knee bitten nynphs in limbo), ricchi di cambi di tempo e impreziositi dall’apporto di fiati e pianoforte.
L’album è quasi interamente stumentale, le parti vocali di Stanley Whitaker ci accompagnano in melodie dolci, quasi sussurate.
Album completo quindi, dove si intrecciano melodie a momenti più suonati e intricati.
Questo disco può essere sicuramente un punto di partenza per chi vuole conoscere la musica degli Happy the man ed è senz’altro consigliato agli amanti del Progressive sinfonico.

Nazione: Usa
Etichetta: Arista/Musea

Lele  
 
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