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24/06/2003
Artista: ZU & EUGENE CHADBOURNE
Album: The Zu side of the Chadbourne
Anno: 2000

Gli Zu, fra i migliori e purtroppo meno conosciuti musicisti "estremi" in circolazione (perlomeno sicuramente nel "nostro" ambiente), sono un manipolo di folli dotati di notevole talento che, miscelando jazz, avanguardia e le più disparate forme di rock estremo degli ultimi venticinque anni hanno generato sino ad oggi diversi notevoli album ad alto tasso adrenalinico con ispirazione e riferimenti che spaziano dal Frith post Henry cow a Coltrane, da Mingus ai Naked city, dal compianto Tom Cora (The EX) alle nuove tendenze nipponiche (ospitati in larga parte sul catalogo della Tzadik), dalla Bittova a Satie e Cage... e chi più ne ha più ne metta. Il comun denominatore più significativo che troviamo fra questa miriade di nomi altisonanti è sicuramente lo spirito pionieristico musicale, la voglia di creare nuovi linguaggi, di esplorare territori sconosciuti, di essere ...all'avanguardia, appunto.
Non stiamo parlando di cultori della pura sperimentazione fine a se stessa, non siamo in presenza di un feto in formazione, ma di una creatura compiuta, matura e piacevolmente aliena alle nostre orecchie; una musica raffinatamente incisiva, alimentata dal plusvalore degli isterismi sonori di un vero grande della sei corde quale Eugene Chadbourne (inventore di un'anomala avanguardia country-western - giuro, non è una forzatura - compagno di merende sonore di John Zorn, David Licht , Tom Cora ed altri indefinibili del panorama musicale moderno...)
Dunque avant-hard-jazz, tanta improvvisazione strutturata (solo come i grandi sanno fare), nulla di fine a sé stesso, tutto senza compromessi.
Bravi questi Zu, ma occorre coraggio per seguirli.
Noi ultimamente ci sentiamo particolarmente temerari, e voi?
Etichetta: NEW TONE
No catalog number

GENERAL REFERENCES
Genre
Hard core-Avant gard, jazz
References
Frith, The EX, Tom Cora, Cage, Avant jazz scene, classic Jazz
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
19/06/2003
Artista: FOCUS
Album: DVD Focus: Master from the Vaults
Anno: 2002

Se amate le sonorità progressive degli anni ’70 certamente apprezzerete gli Olandesi Focus. Non mi dilungo ora sulla band, demandiamo la cosa ad altra sede…”focalizziamoci” invece su questo DVD. Si tratta di un documento di valore storico, per niente banale e ricco di chicche, capace, nel suo complesso, di dare una visione a tuttotondo del microcosmo Focus. Il prodotto è suddiviso in tre parti: “Retrospective 1971-2002”, “Medley 1973”, “Hamburger Concerto”…durata complessiva 82 minuti…e scusate se è poco! Tra l’altro, ospite che ci accompagna nella meravigliosa visione dell’universo Focus è, udite udite, Thijs van Leer, storico tastierista, flautista, vocalist del gruppo. Va subito detto che, nonostante il contenuto sia in gran parte materiale di riprese dell’epoca, il taglio della regia risulta ancora essere attualissimo. Non aspettatevi le classiche riprese fisse tipiche di quegli anni, ne un turbinio assurdo di tentativi strampalati ed artigianali di dare effetto ad esibizioni “post-paleozoiche” ed immobili. Premesso che il contenuto musicale è prevalentemente strumentale (anche se la giovane voce del nostro ospite c’era e veniva utilizzata come fosse uno strumento), la regia si è inventata una sorta di film poetico (in senso etimologico del termine), che catapulta, con discrezione e stile, lo spettatore in un una “Focus-dimensione” quasi intima, fatta anche di momenti di piccola quotidianità perfino famigliare…è come essere un amico di vecchia data di un gruppo che si distingue per il proprio affiatamento. Non mancano dichiarazioni importanti, buttate li, già allora, tra l’improvvisazione di un brano mentre si fa merenda a casa con gli amici e l’esecuzione magistrale e professionale di una suite in studio…Ve ne anticipo una: “our music is not a revolution but it’s an evolution”.

Il cantato è prevalentemente inglese, le registrazioni sono di buona qualità audiovisiva, rimasterizzate in digitale e recuperate totalmente per Surround Sound 5.1…in pratica è vero quanto scritto dietro alla custodia: “this is the definitive DVD for Focus fans”

A conclusione mi permetto di aggiungere una mia considerazione personale riguardo questo bel contributo audiovisivo: ho ritrovato le atmosfere che mi sono care, l’essenza originaria del Rock Progressivo: quella con l’anima!

Un DVD da non perdere (se lo trovate!), indicato per chi ama le sonorità progressive degli anni 70.

Buona Visione!

www.classicrockproductions.com

Nazione: Olanda
Anno: 2002

Stefano R  
18/06/2003
Artista: PERCEPTION
Album: Perception
Anno: 1971

Esprimendomi con una contraddizione solamente apparente, posso affermare di aver fra le mani un disco sicuramente proteso verso una sperimentazione jazzistica assai ardita per l'epoca d'uscita, ma contemporaneamente abbastanza datato e chiaramente figlio del suo tempo (un lontano e glorioso 1971). Un lavoro che mesce attitudine all'improvvisazione tipica della musica jazz con momenti in cui emergono evidenti canovacci compositivi "premeditati" e strutturati; volendo azzardare un neologismo siamo quindi al cospetto di un protoavantjazz (...tranquilli non morde) di alta qualità, la cui collocazione storica ne amplifica i meriti, ma che può e deve essere apprezzato anche ad un ascolto decontestualizzato. La formazione di base di "Perception", contempla Siegfried Kessler al pianoforte, Didier Levallet al basso, Jean My Truong alla batteria ed il mitico Jeff (Yochk'o) Seffer ai fiati (il quale, per chi non lo sapesse, oltre ad una vasta e valida produzione solista, è stato membro di formazioni del calibro di Magma e Zao...). La seconda opera del gruppo, l'ottima "Perception & friends" (... da non confondere con le oscenità musicali generate periodicamente da Lucianone Pavarotti), che, come suggerisce il titolo, viene licenziato da una formazione molto estesa, si vocifera esser stata pubblicata in sole 300 copie (1972/ADMI 01). Si chiude con "Mestari", un disco dal vivo del 1974 registrato l'anno precedente.
Chi ama questo tipo di produzioni a questo punto ha già ricevuto tutti gli input necessari per decidere di procacciarsi questo disco (cercate anche il secondo, ancor migliore seppur non facilmente reperibile), chi invece non ha particolare feeling con l'avantjazz lasci ovviamente perdere.
Una validissima ristampa.

Etichetta: MELLOW RECORDS.
Edizione: MMP 415

GENERAL REFERENCES
Genre
Proto-avant-jazz
References
Jazz and avant-garde scenes
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Very Good
Performance
Very Good
Sound Quality
Good
EDITOR'S PATHOS
Composition
Good
Feeling
Very Good
Originality
Very Good
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LEGEND
  • GENRE: it refers to one or several subtypes of progressive music or music trends that influence the work.
  • REFERENCES: it aims to mention one or several famous groups (they may also be chronologically younger bands in case old groups are not famous enough, the aim is to describe the sound pervading the record)
  • VOCALS: it indicates the amount of vocals used in the work.
  • LANGUAGE: it says what language/s is/are used to sing or recite the lyrics in the work
  • TECHNIQUE: it refers to the technical skills the score requires.
  • PERFORMANCE: it assesses how skilfully the score was performed (it could be defined as excellent even if the TECHNIQUE has been considered poor, in case a simple score has been correctly executed)
  • SOUND QUALITY: it refers to the recording quality, it does not relate to the choice of timbre
  • COMPOSITION: it refers to the quality of the composition.
  • FEELING: editor’s personal judgement
  • ORIGINALITY: it shows how innovative the work is
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Ruggero  
 
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