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13/07/2003
Artista: ETRON FOU LELOUBLAN
Album: Les Poumons Gonflés
Anno: 1982

“Etron Fou Leloublan”, ovvero uno dei più noti gruppi francesi di Rock in Opposition. Il loro primo album, “Batelages”, risale addirittura al lontano 1977. Chiaramente, parlando di una band storica che temerariamente (per fortuna nostra) nei bui anni ottanta ha proseguito col lavoro del decennio precedente, finendo perfino a far parte di una compilation (Miniatures) che annoverava tra gli ospiti Robert Wyatt, Robert Fripp, Andy Partridge, non dovrebbe esserci bisogno di tante presentazioni. Specificamente parlando di questo disco vi si aggiunga che l’etichetta Musea ha deciso di ristamparlo, per valutare lo spessore storico-artistico-culturale di un classico nel suo genere, tra l’altro considerato da molti il miglior album del gruppo (o il più abbordabile!). Sperimentatori delle sonorità RIO (ognuno è avventuriero nel proprio tempo, si badi bene) è un LP di evoluzione della band in molti sensi, il primo non più in trio, con Jo Thirion alle tastiere, voce e tromba. Ciò ha permesso arrangiamenti più completi rispetto al passato, variegatissimi e dissonanti, dalla ritmica snellita. Un concentrato di esplorazioni sonore da poco meno di 38 minuti, cantato in francese e con un brano in Italiano, testo scritto da Guigou Chenevier e coraggiosamente interpretato con tutte le conseguenze del caso, compreso il titolo stesso che è “io prefero”. Armonie diversificate (anche se in certe parti un po’ indigeste), tipiche di un album di maturità artistica e di RIO, con anche momenti di improvvisazione e più tipicamente rock progressivi, a tratti drammatici e profondi, a tratti evanescenti ma mai banali. Spiccano le grandi qualità tecniche di tutti i musicisti. Composizioni rock, jazz e fusion-oriented, con spruzzate di minimalismi, sempre basate su suoni molto carichi e tesi. La voce è evocativa e recitativa, crea spesso tensione, sempre in modo platealmente teatrale. Registrato in studio a Ginevra nel 1981, composizioni ed arrangiamenti del gruppo, produzione artistica Fred Frith.

Gli Etron Fou Leloublan sono:

Guigou Chenevier: batterie, saxophone ténor, chant
Bernard Mathieu : saxophones soprano et ténor, chœurs
Ferdinand Richard : guitare bass en sol, chant
Jo Thirion : orgue Farfisa, piano, trompette, chœurs

Si aggiunge:
Fred Frith: violon, guitare, sur Christine et Pas’I’sou

FRA
1982
GAZUL – DIVISIONE MUSEA

Buon Ascolto!

GENERAL REFERENCES
Genre
R.I.O.
References
Fred Frith-Avant-jazz
Vocals
Substantial use
Language
French-Male
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
29/06/2003
Artista: JULVERNE
Album: Le pavillon des passions humaines
Anno: 2000

I Julverne sono un ensemble cameristico belga formatosi a metà degli anni settanta, autore di diversi dischi, fra cui troviamo lavori abbastanza noiosi e manieristici, rasentanti anche l'operetta, seppur assolutamente ineccepibili da un punto di vista tecnico e formale, ed altre opere invece di alta qualità che, pur attingendo a piene mani dal patrimonio classico (Haydn, Stravinsky, Puccini...) non si limitano a riproporre formule scontate, bensì usano linguaggi tradizionali per esprimere idee e spunti sicuramente attuali. Il disco che qui analizziamo è ricco di brani eccellenti, in cui fresche intuizioni moderne (qualche volta impercettibilmente oscure, lotane parenti di certe soluzioni dei conterranei Univers zero, altre volte quasi progressive...) si sposano felicemente con ineccepibili strutture compositive di retaggio classico, alimentando con nuova linfa vitale formule ormai da tempo patrimonio storico della tradizione musicale colta.
Non tutto quanto ci viene proposto è comunque di valore assoluto: accanto alle composizioni migliori troviamo momenti sicuramente più canonici, seppur mai noiosi o scontati.
In conclusione l'oggetto della nostra disamina non è certo un disco da consigliarsi a chi ama esclusivamente l'anima rock del progressive; ancora una volta Agartha vi propone un lavoro di confine, mirando come sempre ad ampliare qualitativamente i nostri ed i vostri orizzonti con musica alternativa che non percorra l'affollata strada della facile semplificazione per ottenere il consenso dei più, bensì ricerchi soluzioni di alto valore estetico ed artistico, nella fattispecie percorrendo il difficile cammino della rielaborazione classica, con il rischio di scontentare sia puristi che gli innovatori.

ETICHETTA: IGLOO+
CATALOGO: IGLO152

GENERAL REFERENCES
Genre
Chamber-music
References
Haydn, Stravinsky, Puccini, chamber music
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
28/06/2003
Artista: TIPOGRAPHICA
Album: The Man Who Does Not Nod
Anno: 1995

Il disco di cui parliamo, di questa vivacissima formazione giapponese, risale al 17.11.1995. Tutti musicisti di prim’ordine i Tipographica, questo l’avevano già fatto capire precedentemente, conquistandosi a ragione un pubblico colto, che ricerca sonorità moderne, contaminazioni tra generi diversi, che fugge dai barocchismi e dalle composizioni imbrodate che ultimamente sembrano tornare di moda. Chi non conoscesse questo gruppo giapponese sappia che non propone musica di facile ascolto, che definiscono loro stessi Jazz-Fusion/Progressive-Rock. In generale si caratterizzano per un'ensable di suoni molto carichi, dal ritmo a tempi dispari incalzante, frammentato da frquenti cambi, che impatta subito sull'ascoltatore. Le loro partiture, in generale, non sono caratterizzate per evidenziare la bravura dei singoli ma scritte per dar forza "al suono del gruppo". Per dare un riferimento di questo modo di proporre musica, potrei dire che ci sono simiglianze, per esempio, con il Berlione. Stavolta si propongono addirittura con un CD live, giusto per non farci mancare niente. Sorprendentemente la registrazione è di ottima qualità, requisito essenziale per poter apprezzare al meglio questo genere di brani. Interamente composto, arrangiato e prodotto da Tsuneo Imahori, è quanto di più lontano ci sia dalla banalità compositiva ma anche dalla noia dei presunti vate dei generi musicali d’elite o dalle inutilità di certi virtuosi di cui ogni tanto ci troviamo a parlare. Sempre brioso e spumeggiante, il ritmo ha in se stesso uno studio armonico delicato. Equilibri sofisticati che non disturbano mai rendono piacevole l’ascolto a tutti i livelli. Si tratta di un lavoro interamente strumentale, il che è un bene perché non sempre le parti vocali sono il pezzo forte delle produzioni nipponiche. Tutti gli strumenti sono sempre in buona evidenza, illuminando i brani con lampi di colori differenti. In certi momenti si respira un po’ d’improvvisazione, sempre però ragionata e ben dosata. Non sembra affatto un disco del 1995, non sapendolo potrebbe passare ancora oggi per una nuova uscita.

Le strumentazioni: chitarre, percussioni, basso, tastiere, Sax soprano e Sax tenore, trombone.

Un disco non per tutti, sconsigliato a chi ricerca suoni tipicamente Rock o Pop. Indicato se siete affamati di sonorità progressive raffinate ed intricate, orientate al sound jazz-fusion, che osano oltre i confini di un unico genere!

JAP 1995
Pony Canyon

Buon Ascolto!


GENERAL REFERENCES
Genre
Progressive Rock – Jazz Fision
References
Il Berlione
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
E xcellent

Stefano R  
 
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