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19/10/2003
Artista: ENSEMBLE HAVADIÀ
Album: Ensemble Havadià
Anno: 1981

Uno dei titoli meno noti e citatati del panorama progressivo italiano è l'omonimo primo lavoro dell'Ensemble Havadià, il perchè di tale oblio è facilmente comprensibile sbirciando la data di produzione (1981, fuori tempo massimo, in pieno flusso punk-dance-new wave) e realizzando a quale utenza media avrebbe potuto e potrebbe essere indirizzata una proposta siffatta, trattandosi di un concentrato musicale di matrice cameristico-rinascimentale con influssi folk e barocchi, complessivamente sintetizzati in una lettura di tendenza avanguardistico-sperimentale, corredata da un recitativo teatrale fortemente ironico, esempio tipico di certa cultura dei '70 ("Il serpente burocratico"). Dovendo necessariamente citare gruppi da accostare compositivamente a questi musicisti possiamo nominare gli Stormy six nel loro periodo RIO, ed i canadesi Conventum, a mio parere entrambi autori di ottime produzioni comunque meno carismatiche rispetto al capolavoro qui analizzato; inoltre questo grande disco ha il merito di regalarci incredibili impasti vocali, caratterizzati da influenze di musica corale sacra interpretata sempre in chiave avanguardista, testimonianti la capacità dei nostri di straniare i clichè tradizionali per creare una proposta assolutamente innovativa.
La scelta dei suoni e la produzione risultano fortemente personali, la strumentazione varia, contemplando oboe, sax, violino, basso, batteria, percussioni, tromba, chitarra, schiavoncello da coscia (!), rumori vari.... la padronanza della composizione fa si che anche nelle parti più ironiche e recitative non si perda mai di vista la qualità della musica, sempre validissima, composta con originalità e mestiere.
Peccato che difficilmente troveremo dei discografici disposti ad investire denaro per una ristampa in CD di questo gioiellino (infatti, pur non essendo un feticista vinilico, mi sono comunque rassegnato ad acquistare l'LP originale), ma in questo caso come dar loro torto, visto che le potenzialità commerciali sarebbero a mio parere praticamente nulle?
Cosa possiamo aggiungere? Essendo musica che si colloca nella terra di nessuno, al confine fra cameristica, classica, folk, progressive ed avanguardia, può essere che non incontri il gusto di tutti, ma la qualità della proposta è innegabile: consigliato ai temerari esploratori dei territori progressivi di confine.

ETICHETTA: L'ORCHESTRA
CATALOGO: OLPS 55017 (1981)

GENERAL REFERENCES
Genre
Chamber-religious music/avant-garde/folk
References
Stormy six/Conventum
Vocals
Substantial use
Language
Italian Male-Female
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
19/10/2003
Artista: J.P. GOUDE
Album: Rock de chambre
Anno: 2001

Jean Philippe Goude, discretamente noto nell'ambiente progressive in particolar modo grazie a "Drones", album solista del 1979, si rese protagonista negli anni settanta di diversi progetti coinvolgenti la crema dei musicisti zeuhl dell'epoca (B. Paganotti, P. Gauthier...), uno per tutti i Weidorje che, con il loro album omonimo del 1978, sono considerati quasi un must per ogni vero fan dei Magma (io, comunque, ho deciso di non tenerlo nella mia discografia personale...). Attualmente si occupa di colonne sonore e progetti cameristici simili a quello qui preso in analisi.
Tutto quanto di buono si può pensare leggendo un curriculum prestigioso come il suo, viene confermato da "Rock de chambre", lavoro del 2001 che ha ampiamente appagato le mie più rosee aspettative. Quanto ci viene proposto è perfettamente coerente con il titolo del CD: grande musica da camera corredata da percussioni per la quasi totalità del disco. Non temete, nessuno dei difetti tipici di questo genere di operazioni è presente in questa piccola gemma: la composizione risulta fluida, gli strumenti dialogano fra loro armoniosamente (senza quello schematismo manieristico che spesso propone polifonie e poliritmie "in parallelo", con strumenti che in realtà non fanno mai gioco di squadra) ed il linguaggio scelto non è quello strettamente tradizionale, essendovi in aggiunta alla base classica elementi mutuati dall'avanguardia, dal progressive ed anche, in minor parte, dalla tradizione folk. Un disco che si concede emotivamente e sinceramente all'ascoltatore, prima ancora di stupirlo per la raffinatezza cerebrale delle composizioni.
Non un capolavoro assoluto, ma comunque un gran bel CD che piacerà a tutti gli estimatori dei migliori Julverne.
Un'ultima nota come pura curiosità che potrebbe risultare un'ulteriore marginale incentivo per l'acquisto di "Rock de chambre": nel lunghissimo elenco di ospiti più o meno illustri che hanno partecipato alla realizzazione del disco, troviamo anche un percussionista in erba, un giovincello di buone speranze che risponde la nome di Bill Bruford...
Consigliato.

ETICHETTA: HOPI MESA
CATALOGO: 3063932

GENERAL REFERENCES
Genre
Chamber rock
References
Julverne (plus an avant-garde feeling)
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
15/10/2003
Artista: ZYPRESSEN
Album: Zypressen
Anno: 1996

Ciao a tutti i lettori.
Vi parlerò di un gruppo , forse sconosciuto ai più , che considero veramente apprezzabile sotto molti punti di vista ; si tratta dei giapponesi ZYPRESSEN , che nel 96 hanno sfornato questo bel disco (dal titolo omonimo), su label BELLE ANTIQUE . La particolarità dei ZYPRESSEN sta nel fatto che pur essendo un gruppo che si inserisce nel filone "art rock" , "R.I.O. style" o avanguardia che dir si voglia , si distingue dai vari altri gruppi giapponesi del settore ( Tipografica , Happy Family , ecc. ), per una ritmica più pacata , ma comunque originale, spesso creata non dalla batteria ma dai vari strumenti impiegati (archi , chitarra , xilofono, basso, tastiere , ecc ) che , con intelligenza e cambi di ritmo , si intrecciano alla perfezione tra loro , alternandosi nelle parti di solista originando brani a volte solari e melodici , a volte più R.I.O. style , sempre con una trama ben riconoscibile, tutta basata sulla composizione , lasciando poco o nulla all'improvvisazione o ad assoli inutili (cosa che , a mio modesto avviso , è comunque un grande pregio ). E' uno di quei casi in cui non c'è uno strumento solista che prevalga sugli altri ma tutti partecipano con grande equilibrio (come una piccola orchestra) alla composizione che alla fine risulta sempre originale e suonata in modo impeccabile .
Disco piuttosto "lento", un pò minimale , con atmosfere vicine a gruppi come gli ISILDURS BANE di MIND V1, nelle parti più solari , ma alternate a cose piu "cattive" , sullo stile dei VOLAPUK o addirittura ( udite , udite ) dei PRESENT , specialmente nei brani n° 4 & 8. Quindi , in definitiva, un bel disco , originale , nel quale gli archi hanno una parte importante e che possiede quel tocco orientale ( ovviamente ) che , secondo me , aggiunge un grande fascino al tutto . Unica pecca ... hanno fatto un solo disco , e dura anche poco (50 min scarsi). Vabbè , bisogna sapersi accontentare.... Sconsigliato a chi cerca virtuosismi , assoli a raffica e ritmica a folle velocità .

GENERAL REFERENCES
Genre
Progressive, art -rock , R.I.O. classic
References
ISILDURS BANE ,VOLAPUK , PRESENT
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ivano Pasut  
 
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