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13/02/2004
Artista: MASTER CYLINDER
Album: Elsewhere
Anno: 1976

Parliamo oggi di un gruppo, non molto conosciuto, ma decisamente meritevole della nostra attenzione: trattasi degli americani “Master Cylinder” e della loro fatica discografica intitolata “Elsewhere”.
Registrato verso la fine del 1980, e pubblicato l’anno seguente il lavoro in questione sembra giungere fuori tempo massimo, visto che altri generi musicali avevano soppiantato il cosiddetto "progressive"; confinandolo in una piccola nicchia; invece il tutto si mantiene su alti livelli con una notevole dose di freschezza e capacità interpretativa. Ad un primo ascolto non sembra che siamo davanti ad un lavoro di un gruppo americano: le sonorità e le scelte musicali sono molto vicine al sound canterburiano ed in particolare balza all’orecchio una somiglianza marcata verso gli Hatfield and the North; pur sviluppando il tutto in maniera molto personale, e che viene poi innestata su un’ottima base di chiara estrazione jazzistica.
Provenienti dal Texas, i nostri eroi, in formazione classica: tastiere, chitarra, basso e batteria; con l’aggiunta di alcuni ospiti che si occupano delle sezioni di fiati; danno vita ad un lavoro che emana magia e raffinatezza e unisce perfettamente, come detto le due anime musicali: quella canterburiana e quella jazz/rock.
Esemplificativo, a tal proposito, il brano che da il titolo all’album: “Elsewhere”: una decina di minuti di musica scoppiettante alternata a parti più rarefatte; perfetto manifesto delle intenzioni musicali del gruppo. Da notare che l’album in questione venne stampato su “Inner city”, etichetta nota più per produzioni di stampo jazzistico canonico, o di un jazz/rock molto più di maniera, a volte sconfinante nella fusion; mentre nel nostro caso ha fatto una graditissima virata verso timbri e sonorità a noi più congeniali.
Non mi risulta che il lavoro sia stato stampato in CD….peccato, ma cercate vivamente di trovarlo in qualche fiera, o su qualche lista, oppure in qualche negozio specializzato, perché ne vale veramente la pena.

Nazione: USA Etichetta: INNER CITY – IC 1112

GENERAL REFERENCES
Genre
Canterbury, Jazz/rock
References
Hatfield and the North, Canterbury scene
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Siro C.  
20/01/2004
Artista: BACAMARTE
Album: Depois Do Fim
Anno: 1983

E' un viaggio sulla prima classe del rock progressivo sinfonico, quest’album dei Bacamarte, una formazione considerata a ragione una delle migliori tra quelle brasiliane del genere che amiamo.
Nel 1983, sette elementi capitanati da Mario Neto (indubbiamente un grande polistrumentista e virtuoso della chitarra), suonando con affiatamento ed omogeneità hanno realizzato l’album di cui parliamo, fortemente influenzato dalla miglior scuola italiana di Rock Progressive sinfonico (vedi Locanda delle Fate, Quella Vecchia Locanda, PFM) e argentina (vedi Cornustipicum dei MIA). Tutti musicisti tecnicamente validissimi, che pur con un orecchio legato ai gruppi sopra elencati (oltre che ai soliti maestri Genesis e Yes), sono riusciti a dare all’opera un’impronta fortemente personale, in cui c’è ampio spazio per le parti acustiche. Melodie che ammantano, evocative, con partiture armoniose e ricche di romanticismo tipico della scuola carioca, in cui parecchi momenti ariosi si alternano ad altri più frizzanti ma sempre velatamente malinconici. Tipico Seventies sound ma con arrangiamenti originali e complessi, in cui emergono contaminazioni di classica, jazz, rock e folk brasiliano.La bravura dei singoli riesce a mettere in evidenza tutti gli strumenti e la splendida voce della cantante Jane Duboc (che canta in portoghese), suggestiva e poetica, risulta complementare all’uso del flauto “all’italiana”. Non mancano momenti spumeggianti e belle fughe di chitarra e tastiere, inoltre la sezione ritmica è sorprendente. Virtuosismi e assoli nascosti negli “arrangiamenti anni 70”, realizzati con maestria e buon gusto, non smettono d’incantare senza mai diventare eccessivamente chiassosi. Riassumendo: nove tracce in quarantacinque minuti di puro piacere di ascolto Prog, incantevole e sopraffina goduria dell’orecchio e dello spirito. In poche parole: un disco bellissimo.

Line-up

Jane Duboc / vocals
Márcus Moura / flute, accordion
Mario Neto / acoustic & electric guitars
Mr. Paul / percussion
Delto Simas / acoustic & electric basses
Marco Verissimo / drums
Sergio Villarim / keyboards

BRA 1983
Label : Cd. Som-Arte Discos (1996)

Buon Ascolto!

GENERAL REFERENCES
Genre
Symphonic Progressive Rock
References
Locanda delle Fate - Mia- PFM
Vocals
Moderate use
Language
Portuguese Female
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
14/01/2004
Artista: SPEKTAKEL
Album: SPEKTAKEL
Anno: 1974

Per la serie “son già passati trent’anni” spendiamo due parole per “SPEKTAKEL”, album di sottobosco , già ristampato e digitalizzato da anni (The Laser’s Edge 1996). Formazione tedesca, canovaccio classico di Rock Progressive del periodo (basso, hammond, Mellotron, sintetizzatore Moog, percussioni e chitarre). Figli, per così dire, del loro tempo, Spektakel si formano nel 1969 e si collocano nel panorama progressive underground rock. Due passioni accomunano i membri della band: la musica di matrice hard rock e l’improvvisazione, entrambe adatte ad “animali Live” quali i tedeschi di cui parliamo. Il CD che porta la loro firma ne è prova, dove le prime tre lunghe tracce (15:32, 8:58, 17:34) non sono d’improvvisazione ma composte ed alla fine troviamo il regalo di una bonus Live track (20:14). Si tratta di testimonianze Rock Progressive, del tipo contaminato da EL&P e King Crimson, con qualche traccia di Genesis e YES sound, riuscendo comunque ad essere marcatamente personali. Spektakel non ci uccidono con tonnellate di decibel o assoli devastanti ma il loro punto di forza sta nel gruppo, che genera armonie equilibrate con lampi ancora oggi interessanti (pur risentendo negli arrangiamenti della moda del periodo). Cambi di ritmo e spunti personali faranno felici gli amanti del genere di Rock Progressive anni 70 che poggia solidamente le proprie basi nell’hard rock, nonostante la qualità delle registrazioni non sempre sia di aiuto (un classico di quel periodo). E’ in generale un album che contiene espressioni di una band capace di incantare dal vivo e quindi il risultato appare a tratti come una sorta di castrazione, quasi che esigenze di registrazione tarpassero le ali al divenire musicale dei brani.
Uno dei tanti esempi di buon livello di Rock Progressive anni 70 (siamo nei minori, certamente) che però si caratterizza per equilibrio e buon gusto. Ben suonato, ben cantato, l’incisione non è sempre il massimo (ma la digitalizzazione aiuta), vi si ritrovano buone idee espresse con grande dignità, in un’epoca caratterizzata dalla necessità di avere a disposizione impianti megagalattici e costosissimi che non tutti erano in grado di potersi permettere. Pur non essendo un capolavoro, è un disco che sa farsi apprezzare e di cui si è parlato forse troppo poco.

GER 1974

Buon Ascolto!

GENERAL REFERENCES
Genre
Rock Progressive
References
EL&P - King Crimson
Vocals
Substantial use
Language
English Male
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
 
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