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25/02/2004
Artista: AGAMON
Album: Open your Eyes
Anno: 1993

Svezia, terra di mobilieri, salmoni, figliole esagerate (provare per credere, ...un po' come per i mobili) e grande musica progressiva. Corre l'anno 1993 quando l'etichetta Mellotronen pubblica la sua sesta produzione, tali Agamon con il loro "Open up your eyes". Capitanati da Magnus Andersson questi scandinavi creano un disco colmo di musica piacevole, fortissimamente ispirata ai Beatles, di cui sviluppano l'approccio armonico rendendo il tutto più sofisticato rispetto a quanto fecero all'epoca i quattro intoccabili di Liverpool e producendo, infine, canzoni piacevolmente poppeggianti, spruzzate di soul, blues, jazz, ironia e, talvolta, arricchite da un pizzico quasi impercettibile di magia zappiana, riletta con uno stile che ricorda il Bowie d'annata.
L'uso delle voci, maschili e femminili, oltre ai maestri inglesi, richiama a volte i conterranei Mats & Morgan (qui ospiti), Mike Keneally, e, incredibilmente, taluni cori di matrice canterburiana. Gli arrangiamenti orchestrali risultano gustosi e fluidi, le partiture si rivelano di sostanza pur non essendo in realtà intricate, ponendosi sempre al servizio di brani in costante equilibrio fra i diversi generi sopra citati ed essendo impiegate in piacevoli giochi evocativi con le sonorità e le timbriche di cui si vestono. In definitiva, semplificando, un disco di pop-prog intelligente e ben suonato, che non avrebbe dovuto né piacere né interessare più di tanto al sottoscritto, ...invece così non è stato, visto il mio coinvolgimento sin dal primo ascolto (che mi stia rammollendo?).
Datemi pure del pazzo, ma quando vorrò prendermi una breve vacanza intelligente dai vari (grandissimi) Thinking plague, 5uu's, Simon Steensland, Ahvak e mostri vari del nostro genere, non mi getterò certo tra le braccia di qualche gruppuscolo new prog dell'ultima ora, ma rispolvererò con piacere questi Agamon e la loro personale proposta.
Dimenticavo: punto debole del disco risulta l'uso della batteria, a volte veramente troppo "loffio", cosa assolutamente inaspettata visto il drummer "esagerato" che compare nelle note di copertina (citofonare Morgan Agren per spiegazioni).
Alla prossima.

MELLOTRONEN
CD 006



GENERAL REFERENCES
Genre
Prog-Pop
References
zappa/beatles/bowie
Vocals
Substantial use
Language
English Male - Female
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

ruggero  
23/02/2004
Artista: KOENJIHYAKKEI
Album: Hundred Sights of Koenji
Anno: 1994

Per dare dei riferimenti conosciuti da chi ci segue, si tratta di un progetto musicale di avanguardia progressiva giapponese, alla maniera dei Ruins (lo stesso leader, Tatsuya Yoshida, era già dei Ruins). Ovviamente rispolveratevi gli articoli di riferimento se per caso bazzicate il portale da poco tempo ma sappiate che, rispetto ai Ruins, complessivamente le sonorità dei Koenjihyakkei sono meno noise-industrial e più rock progressive e la formazione è di quattro componenti invece che di due. Va da sè che il contenuto musicale è di difficile definizione ma di collocazione ben precisa. Ancora una volta si parla di avanguardia ipertecnica, punk hardcore progressivo, Zehul amalgamato a speedy, con evidenti richiami al progressive degli anni settanta, innesti di folk giapponese e perfino frammenti di musica classica (specialmente operistica e Sacra). In ogni caso le radici musicali del progetto affondano nello Zehul Magmiano e sarà un caso ma sia Christian Vander che Tatsuya Yoshid, i due leader, sono batteristi. Dei tre lavori del gruppo, questo primo è forse il meno complesso ma vale la pena dir due parole, proprio perché è da qui che nasce il percorso che, in sette anni, ha portato alla realizzazione di Nivraym (sicuramente un lavoro più maturo anche se più ostico, vedi articolo di Agartha). L’esperienza d’ascolto, per chi è digiuno di cose analoghe, è consigliata ma con le cinture di sicurezza molto ben allacciate (mettetevi anche il casco, se ne avete uno). Addentrandoci nello specifico affrontiamo subito la questione delle parti vocali (molto presenti ed importanti in tutto il lavoro): sia maschili che femminili, di ottimo livello, sono utilizzate alternatamene in modo pazzesco, fobico e in esercizio di bel canto e comunicano in una lingua assolutamente sconosciuta (sarà un antico dialetto Samurai o un escamotage Magmiano per far si che la voce possa essere modulata a piacimento, in modo che i vocalizzi divengano linguaggio musicale come fossero suoni di strumenti?). Le composizioni sono strutturate su ritmi vorticosi e frammentati, con tracce di melodie che si guadagnano spazio tra tempi dispari furiosi (spesso grazie al contributo della tastierista e vocalist Aki Kubota, necessario per stemperare le indiavolate ed ossessive sessioni ritmiche). Le armonie sono spezzettate ma corpose, piene, calde e con una vena etnica del sol levante. La sensazione di gioco ed ironia che pervade in maniera intelligente il disco rende possibile respirare aria fresca e annulla quell’effetto claustrofobico e scuro che facilmente ci si potrebbe invece attendere (lo troveremo invece nei due dischi successivi).Tutto questo, ovviamente, è reso possibile solo dalla straordinaria preparazione compositiva e tecnica dei musicisti, che fanno trasparire immediatamente la sensazione di un background di tutto rispetto. Se vi piace il genere, cervellotico e caotico,di composizioni d’energia affini al percorso dei Magma ma arricchite e modernizzate, è sicuramente un disco da recuperare: ottimamente suonato e cantato, interessante e di qualità. Nel suo genere non è un album particolarmente ostico o duro, anzi, è uno dei più abbordabili nell’ascolto, ma non rinuncia ad un buon effetto d’impatto emotivo.

Line up:
Tatsuya Yoshida: vocal, drums
Aki Kubota: vocals, keyboards
Ryuichi Masuda: vocal, guitar, g-synth
Shigekazu+Kuwahara: vocal, bass

Gia
Magaibutsu 1994
Buon Ascolto!

GENERAL REFERENCES
Genre
Progressive Avant Garde - Zehul
References
Ruins - Magma
Vocals
Substantial use
Language
Proprietary Male - Female
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
23/02/2004
Artista: SPALTKLANG
Album: ALPENGLUHEN
Anno: 2002

Progetto musicale che vede insieme Markus Stauss e Rémy Strauli (Uberfall e Yolk vi dicono qualcosa?). Immaginate un’esperienza d’ascolto ad un livello superiore, composizioni (di Stauss) a cavallo tra l’avant-garde progressiva più colta e la musica da camera contemporanea, con giochi sonori di qualità e spazio anche per l’improvvisazione. Immaginate uno sforzo compositivo tendente al sublime, anche se un po’ troppo rigoroso e ingessato per qualcuno, in cui tutti gli strumenti (sax soprano, tenore, viola, basso elettrico, percussioni e sintetizzatori) sono sempre in ottima evidenza, con assoli più o meno celati e sonorità che attingono dal jazz, dalla fusion e dal Rock progressivo anni 70 e in cui la viola e il sax (in particolare) regalano effetti di contrasto anche nella struttura delle composizioni. Immaginate un disco che abbia forti connotati di indipendenza e personalità musicale (più che di richiamo), pensato trasversalmente tra i generi e al di la degli arrangiamenti di moda, pur restando sempre ben saldamente basato su partiture formali, di stampo cameristico e di musica classica contemporanea. Immaginate che tutto questo sia stato realizzato in due giorni, in Svizzera, da quattro tra i migliori musicisti in circolazione (tra l’altro Olivier Vogt aveva già prestato la sua viola al genio di Stauss)…e il gioco è fatto. Un album colto e difficile, impegnato, sicuramente non per tutti. Non cercatevi ritmi ma piuttosto armonie evocative ed oniriche. Questo disco, infatti, è frutto della mente di Markus Stauss (meno fermo di Echoes, comunque l’impronta è quella) ed il contributo di Rémy Strauli è d’esecuzione. A questo proposito mi schiero tra quelli che, pur godendo pienamente di questo lavoro, sostengono che il batterista è un po’ troppo legato in un vestito così formale e si esprime meglio in altri contesti. Il cd, comunque, non manca a casa mia dove, anzi, occupa da tempo un posto di rilievo.

Line up: Markus Stauss: Tenor - Sopransaxofon
Olivier Vogt: Bratsche
Stephan Brunner: Elektrobass
Rémy Strauli: Schlagzeug - Synthesizer

SWI
FAZZUL MUSIC 2002

Buon Ascolto!

GENERAL REFERENCES
Genre
Chamber Music - Avant Garde
References
Markus Stauss - Julverne - J.P. Goude
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
 
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