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13/03/2004
Artista: ESAGONO
Album: VICOLO
Anno: 1976

In tema di jazz-rock progressivo di valido livello non si può tralasciare VICOLO, disco italiano pubblicato nel 1976. Chiarisco subito: non è semplicemente un mattone della colonna portante di molte collezioni di patiti, né si tratta soltanto di un lavoro da avere più che altro per cultura. Non è neppure qualcosa che fa godere solo i nostalgici ancora saldamente aggrappati alla bandiera delle vecchie sonorità. L’album è tutt’altro che un anacronismo musicale: per quanto impegnato o colto, che dir si voglia, ciò che maggiormente lo caratterizza è la freschezza dei brani, immediatamente comunicativi e di inconsueto piacere d’ascolto. Attentamente composti, sempre spumeggianti, dal ritmo intrigante e con melodie orientaleggianti, essi trasmettono spesso la sensazione di cavalcare la musica, con improvvise fughe al galoppo delle note che si alternano a momenti meno ritmati ma molto suggestivi. Le esecuzioni, inoltre, sono di evidente qualità. Ma cosa c’è dentro l’ESAGONO? Niente meno che la collaborazione tra Gigi Venegoni e Marco Gallesi, nata subito dopo la pubblicazione dell’ormai leggendario album degli Arti & Mestieri, "Giro di valzer per domani”. Vicolo è un disco con sonorità proprie, che si allontanano da quelle più progressive degli Arti e Mestieri, debordando definitivamente nel jazz-rock. Interamente strumentale, offre partiture di buon gusto e brani ottimamente eseguiti, anche con l’utilizzo di strumenti insoliti per il suo genere. Belle parti di fiati (sax, flauto), ottimo lavoro di batteria e percussioni, con innesti di vibrafono, bene il basso (elettrico, fretless), suggestivi momenti di archi (violino e violoncello) e poi tastiere e sintetizzatori che ancora si legano al progressive (piano, moog, minimoog, ARP 2600…), chitarre e in una traccia qualche innesto vocale di Marco Cimino. Un bel lavoro, ancora capace di farsi apprezzare anche da chi ha più feeling con il buon vecchio prog. Tutt’ora valido e godibile, è un album che vi consiglio.

ESAGONO sono:

Claudio Montafia: clavinet, piano ac, flauto, chitarre
Gianni Cinti: Sax Soprano
Marco Galles: Basso
Giorgio Diaferia: batteria
Marco Cimino: piano, arp2600, violoncello, flauto
Marco Astarita: percussion
Arturo Vitale: Sax tenore, soprano, vibrafono
Aldo Rindone: piano, moog, fender rhodes, arp2600
Giovanni Vigliar: violino
Gigi Venegoni: chitarre


Nazione: ITA

Vinile: 1976 Mu records
CD: 2002 Electromantic Music

Buon Ascolto!


GENERAL REFERENCES
Genre
Jazz - Rock Progressive
References
Etna - Jazz Rock Scene
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
12/03/2004
Artista: DEDALUS
Album: DEDALUS
Anno: 1973

Premessa: KD (K=costante, D= Dedalus), ovvero legge delle chiacchierate progressive tra appassionati: parlando di bei dischi Dedalus è sempre citato e c’è sempre qualcuno che ancora non li ha scoperti.

Per chi li conosce (credo molti), si passi direttamente nella sezione Forum. Per chi non li conosce due parole su un gruppo storico e sul disco in oggetto. Formazione italiana eterogenea e colta, i cui musicisti hanno background di tutto rispetto e alle spalle esperienze musicali diverse, che spaziano tra il jazz e la musica classica e contemporanea. Dedalus è un album del 1973 (Trident), sonorità progressive jazz-rock vicine alle proposte di Soft Machine o Nucleus (per chi è esperto di realtà inglesi), Water Report, Miles Davis, Mahavishnu Orchestra (per chi è esperto di realtà americane). Un disco di spessore, molto buono nelle parti compositive nonostante gli arrangiamenti risentano un po’ delle mode di allora e la giovane età che nel 1973 avevano i componenti del gruppo. Gli strumenti usati sono sia acustici che non e le atmosfere sono varie, a tratti aperte e con trame melodiche positive, a tratti più scure ed introspettive, sempre comunque di sostanza ed originali. Batteria, basso, chitarre e tastiere sono la base dei brani, che si fregiano di inserimenti di sax, percussioni africane, contrabbasso e violoncello. Le armonie divengono personali specialmente quando la musica si dilata con piano elettrico e strane miscele di campionamenti ed i ritmi alternano momenti impegnati ad improvvise aperture jazzy e maggiormente progressive. Cinque tracce colte e non pensate solo per accontentare il grande pubblico di allora. E’ un disco, quindi, non facilissimo ma di sicuro spicca tra quelli italiani dell’epoca e, per sua natura, va al di la delle barriere del tempo.

Nota bene: il percorso musicale dei Dedalus non si ferma a questo lavoro ma si avventura in sperimentazioni sonore, amalgame di materiali musicali che, seppur colte, non si curano del piacere d’ascolto di un eventuale pubblico. Avverto quindi che tali performance sono reperibili, cito ad esempio “materiale per tre esecutori e nastro magnetico”, ma sono tutta un’altra musica rispetto all’album omonimo (che consiglio di avere): cose a tratti rumoristiche, esperimenti di ricerca….in definitiva, per l’ignaro ascoltatore c’è da spararsi!

Nazione: ITA

Etichetta: Trident

Buon Ascolto!


GENERAL REFERENCES
Genre
Jazz - Rock Progressive
References
Soft Machine - Mahavishnu Orchestra
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
10/03/2004
Artista: ETNA
Album: ETNA
Anno: 1975

Una delle tante qualità musicali dei fratelli Marangolo e combricola (bacchettate a chi non li conosce!) è l’ecletticità. Ciò, unitamente alle altre capacità che normalmente si richiedono ai professionisti, ha fatto in modo che ancora oggi, questi musicisti, collaborino in maniera determinante a svariati progetti e con vari artisti, che si esprimono con grande visibilità in generi musicali diversi (ad esempio, nel C.V. Goblin, Guccini, Capossela, Branduardi…). ETNA è uno dei progetti che li vede protagonisti. Siamo a metà degli anni settanta, il progressive è in auge, c’è pubblico, si può far musica di qualità. Va detto che già nel ’72, la stessa ensamble si mette in evidenza partorendo, con il nome di FLEA, un album di Rock Progressive spiccatamente orientato all’Hard Rock, intitolato Topi o Uomini e va subito chiarito che ETNA non c’entra niente con quel progetto. Si tratta infatti di un’altra faccia del progressive, quella che abbraccia più evidentemente le sonorità del jazz-rock Gli attori sono gli stessi ma il risultato è ben diverso. I musicisti si esprimono con chitarra, mandolino, basso, batteria, percussioni, clarinetto e tastiere, producendo jazz-rock progressivo frizzante e valido, non particolarmente intricato ma gradevole nell’ascolto a tutti i livelli. Il lavoro consta di sette tracce strumentali e dura poco più di 40 minuti. Sound anni settanta, composizioni omogenee e fluide, con melodie raffinate e suggestive. Tutti gli strumenti hanno possibilità di mettersi in evidenza, con interessanti evoluzioni di note (tutte messe al posto giusto, nel pentagramma) senza inutili chiassosità o virtuosismi accecanti. Il ritmo complessivo del disco è opportunamente variegato e alterna parti tendenzialmente spumeggianti a momenti più flemmatici e introspettivi. Un disco di sicuro interesse per chi ama il genere jazz-rock progressivo, ancora oggi piacevole da ascoltare.

Curiosità: nel 1970 lo stesso gruppo incise “Flea on the honey”: a riguardo non c’è nulla particolarmente degno di nota.

ETNA sono:

Carlo Pennini (guitars, mandolin)
Elio Volpini (bass, douple-bass)
Agostino Marangolo (drums, percussions)
Antonio Marangolo (alla keyboards, clarinet)

Album: 1975 Catolca
CD: 1994 Mellow Records

Buon Ascolto!

GENERAL REFERENCES
Genre
Jazz - Rock Progressive
References
Dedalus - Jazz Rock Scene
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
 
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