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07/01/2005
Artista: TERRENO BALDIO
Album: Terreno Baldio
Anno: 1976

Per capire di cosa parliamo, immaginatevi dei Gentle Giant brasiliani con la capacità di suonare come giapponesi. Se poi avrete la fortuna di ascoltare questo disco, mettetevi l'anima in pace, perché ne resterete stregati e non potrete più farne a meno! E’ un vero gioiello di rock progressive anni 70, seppure pionieristico.
Si tratta infatti di un lavoro del 1976, primo album della band (l’anno dopo ne uscì un altro intitolato Além das Lendas Brasileiras, mai ristampato in cd) che si esibì dal vivo in vari festival brasiliani importanti, contribuendo a far partire il movimento prog nel paese. Il contenuto è di ispirazione Gentle Giant ma il gruppo ha avuto la capacità di sviluppare un discorso di creatività del tutto personale, attingendo anche alla tradizione della musica popolare carioca, quindi con momenti poetici, malinconici, romantici ma anche frizzantissimi, gioiosi e belle aperture ariose. Armonie e melodie tutt’altro che banali, suonate in maniera eccelsa, vi cattureranno fin dall’inizio, trascinandovi intimamente nell’avventura musicale della durata di circa 36 minuti. Le parti cantate sono ben strutturate e non disturbano affatto le liriche in portoghese. Gli strumenti usati sono da tipico canovaccio dell’epoca: tastiere (organo, piano acustico, piano elettrico, mini-moog ecc.), basso (Baldwin e Fender), percussioni, batteria, chitarre (Gibson, Fender, ecc.), voci. Tutti i musicisti sempre in ottima evidenza, regalano suggestioni raffinate e piacevolissime, con qualche assolo magistralmente inserito nel tessuto compositivo. Si riscontrano frequenti cambi di ritmo, ma senza forzature, scivoloni di gusto o cadute di stile. L’edizione in Cd di Rock Symphony è curatissima, con due libretti (in inglese e in portoghese), obbligatoria nella collezione di ogni appassionato. Di questo disco esiste anche una riedizione. Nel 1992, infatti, Lazzarini, Mozart e Kurk, con l’ausilio di ospiti, ri-registratorono completamente il lavoro in inglese per PRW Record, includendo nel disco le 8 composizioni del primo LP, più due bonus track inedite (entrambi loro vecchi brani degli anni 70).

LP/CD: Pirata 1976, Rock Symphony 2003
Nazione: BRA

Roberto Lazzarini: Yamaha Organ, Hammond Organ, Acoustic Piano, Glockenspiel, Hohner Cembalet Electric Piano, Elka strings, Synth, Mini-Moog, R.M.I. Electric Piano
João Asçensão: Baldwin Bass, fender Bass
João Kurk (Fusa): Vocals, Percussion
Joaquim Correa (Jo): Drums, Percussion
Mozart Mello: Gibson Les Paul Electric Guitar, Fender Jazz Master Electric Guitar, Vocals

GENERAL REFERENCES
Genre
Rock Progressive
References
Gentle Giant, Yezda Urfa
Vocals
Substantial Use
Language
Portuguese - Male
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Stefano R  
14/12/2004
Artista: LELO NAZARIO
Album: se...
Anno: 1987

Nell'ultimo anno ho veramente ascoltato tanta musica brasiliana di alto livello (da Pascoal agli Armazem - vedi recensioni su questo sito - , da Barnabè a Gismonti, dai Raiz de pedra agli Itibere orquestra familia), formazioni e autori spesso con una storia importante alle spalle ma, talvolta, misconosciuti al popolo progressivo e componenti un'universo sonoro alternativo, in bilico fra fusion, jazz, progressive, avanguardia e folklore carioca.
In questo filone possiamo collocare "Se..." di Lele Nazario, disco di avant-jazz-rock fusion con chiare influenze di musica elettronica ed avanguardia.
La prima parte del lavoro presenta passaggi a volte un po' troppo canonici, stereotipati, ancorati alla tradizione fusion ed al jazz-rock più usuale, seppur mai stucchevoli e sempre risolti con freschezza e maestria; con lo correre dei solchi (virtuali) questa tendenza si stempera ed incontriamo brani di valore superiore, sicuramente meno legati ai clichè di cui sopra.
Il disco, originariamente pubblicato alla fine degli anni ottanta, viene attualmente riproposto su cd arricchito da due bonus tracks per una durata complessiva di circa quindici minuti.
Siamo quindi in presenza di un lavoro forse non assolutamente indispensabile, ma sicuramente in grado di arricchire musicalmente la discografia di chichessia. Consigliato

Editio Princeps - Editio/03
Nazione: Brasile

GENERAL REFERENCES
Genre
Jazz rock/fusion/avant-garde
References
None
Vocals
None
Language
None
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
04/10/2004
Artista: LINDSAY COOPER
Album: Sahara Dust
Anno: 1991

I suoi dischi possono piacere o meno , ma Lindsay Cooper non può non essere considerata un limpido esempio di artista nel significato integrale della parola. A voi che leggete non credo occorra ricordare la sua militanza negli Henry cow, gruppo per eccellenza del rock in opposition, le sue vicende professionali seguenti (sia come musicista solista che per le connessioni a gruppi fondamentali nella scena alternativa degli anni '80, come "News from Babel" o "Art bears"), e la su capacità di fondere mirabilmente la propria vis artistica con un impegno socio-culturale serio e costantemente controcorrente.
Per questo e per tanto altro, fra la miriade di dischi di cui vorremmo parlarvi senza riuscirvi, riesumiamo uno dei suoi lavori forse meno noti, "Sahara dust", un'unica composizione della durata di circa 44 minuti, divisa in cinque movimenti, scritta nel 1991 su testi di Robyn Archer, come riflessione artistica sul crescente disorientamento caotico vissuto dal mondo in quel periodo, anche a seguito della guerra del golfo.
La musica è intrisa di tristezza, essenziale, a volte rarefatta, composta nel classico stile della Cooper, paragonabile ad un dipinto evocativo in cui il pittore accenna con il proprio peculiare tratto a delle forme non sempre definite, lasciando allo sguardo del pubblico il compito di completare le suggestioni create. La partitura funge quindi da sfondo non anonimo per l'istrionica interpretazione vocale di Phil Minton, e da stimolo in grado di rendere l'emotività dell'ascoltatore protagonista dell'opera.
Non vi sono comunque vuoti indebiti o tracce di noia strisciante: ciò che serve quando serve. Un disco non da primo ascolto, maturo, seducente con il trascorrere del tempo. Consigliato.

Nazione : Inghilterra
Etichetta : Intakt

GENERAL REFERENCES
Genre
RIO/avant-garde
References
henry cow, art bears, news from babel
Vocals
Moderate use
Language
English-Male
TECHNICAL ASSESSMENT
Tecnique
Performance
Sound Quality
EDITOR'S PATHOS
Composition
Feeling
Originality
Rating levels






Very Poor
Poor
Acceptable
Good
Very Good
Excellent

Ruggero  
 
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